The artist: parla il regista michel hazanavicius

SI CONFIDA L’AUTORE DEL MERAVIGLIOSO OMAGGIO AL CINEMA MUTO

Hollywood 1927. George Valentin è un divo del cinema muto all’apice del successo. L’avvento dei film parlati lo fa scivolare nell’oblio. Intanto Peppy Miller, una giovane comparsa, viene proiettata nel firmamento delle stelle del cinema. Monsier Hazanavicius, buonasera: 

QUAL’ERA IL SUO DESIDERIO AD INIZIO PROGETTO?

Sette, otto anni fa, coltivavo la fantasia di realizzare un film muto. Probabilmente perché i grandi cineasti leggendari che ammiro di più vengono tutti dal cinema muto: Hitchcock, Lang, Ford, Lubitsch, Murnau, il Billy Wilder sceneggiatore… Ma soprattutto perché una scelta di questo genere impone a un regista di affrontare le proprie responsabilità e di adottare un modo molto particolare di raccontare una storia. Non è più compito dello sceneggiatore o degli attori raccontare la storia: spetta solo al regista farlo. È un tipo di cinema dove tutto passa attraverso le immagini, attraverso l’organizzazione dei segni che un regista trasmette agli spettatori.

 

BIANCO, NERO E MUTO. DOVE NASCE L’IDEA?

Quando ho iniziato a riflettere su come sarebbe stato questo film muto, ho capito di avere due possibilità. O fare un film di puro divertimento, interamente ludico, quasi gratuito, un film di spionaggio nello stile di L’Inafferrabile di Fritz Lang, che secondo me è il film che ha suggerito a Hergé l’idea di Tintin. O fare un film su temi meno leggeri, probabilmente più difficile da realizzare, ma questa alternativa mi attirava quasi di più perché mi permetteva di allontanarmi completamente dai due OSS 117, un passo necessario visto che per questo film muto avevo voglia di lavorare di nuovo con Jean ma non volevo fargli rifare le stesse cose.

 

UN FILM MUTO VIENE SCRITTO COME UNO PARLATO?

Sì e no. Sì, perché non ho modificato il mio modo di lavorare. La sola differenza è che, arrivato a un certo punto, contrariamente a quanto faccio di solito, non ho aggiunto i dialoghi. No, perché durante la scrittura non ho smesso di pormi delle domande squisitamente registiche: come faccio a raccontare questa storia sapendo che non posso mettere cartelli ogni venti secondi? Se ci sono troppi sviluppi, se la trama si amplia troppo, se ci sono troppi personaggi, se l’intreccio è troppo complesso, sul piano visivo non ne vieni fuori. È stato questo l’aspetto più complicato. 

 

QUALI SONO I FILM CHE L’HANNO ISPIRATA?

Ce ne sono stati molti… I film di Murnau e soprattutto AURORA, che non a casa è stato a lungo considerato il più bel film della storia del cinema, e IL NOSTRO PANE QUOTIDIANO che, personalmente, tendo a prediligere. I film di Frank Borzage che sono un po’ nello stesso solco, anche se sono invecchiati di più. Murnau è atemporale, persino moderno. Peraltro, sia Borzage sia John Ford erano stati incoraggiati dal loro produttore William Fox, il fondatore della Fox, ad andare a vedere lavorare Murnau che aveva fatto venire in America perché era considerato «il miglior regista del mondo». 

 

IL RICORDO MIGLIORE SUL SET?

Ce ne sono troppi. Il primo che mi viene in mente, è la festa di fine riprese. Abbiamo girato

il film in 35 giorni, alla fine eravamo sfiniti, ma eravamo là, a Hollywood, un manipolo di francesi in mezzo agli americani, ma eravamo una squadra. E avevamo fatto il film che speravo. Mi piaceva il modo in cui ci guardavamo tutti quella sera, lo trovavo toccante. Ma ho vissuto molti momenti forti, moltissimi. E spero che non siano finiti…

 

UFF.STAMPA BIM

George Valentin……………………..Jean Dujardin

Peppy Miller…………………………..Bérénice Béjo

Al Zimmer…………………………… John Goodman

Clifton………………………………..James Cromwell

Doris…………………………….Penelope Ann Miller

Constance ………………………………….Missi Pyler

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