L’industriale: recensione e scheda film

FAVINO E CRESCENTINI DIRETTI DA UN GRANDE REGISTA IN UN FILM ATTUALE E DRAMMATICO

“C’è crisi”. Quante volte avremo sentito dire questa frase? Eppure finché erano solo parole nessuno ci credeva. E’ davanti al numero sempre maggiore di suicidi di persone che non riescono ad arrivare a fine mese con lo stipendio, o che si sentono impotenti nel garantire un futuro alla famiglia o a i propri dipendenti, che la crisi diventa un fatto. Ebbene, dopo 18 anni senza dire “motore!”, Giuliano Montaldo  torna dietro la macchina da presa per raccontare il problema che affligge la nostra società regalandoci “L’industriale”.

Il suo è un film dalla doppia natura: attualità e finzione convivono perfettamente. Quella che viene raccontata  è la situazione degli imprenditori italiani di questi ultimi anni, che si trovano sempre più in difficoltà con le loro aziende, spesso sull’orlo del fallimento. L’ingegner Nicola Ranieri (Pierfrancesco Favino) deve far fronte ai debiti e allo strozzinaggio delle banche, trascurando inevitabilmente la moglie Laura (Carolina Crescentini).

Si tratta di un film che, per trama e stile, richiama la grande tradizione del cinema italiano anni ’50 e ’60, da cui il regista proviene e che sembra non aver mai dimenticato. Una regia di grande prestigio e una fotografia da film noir creano un’atmosfera inquietante, tesa, negativa. Fondamentale il contributo espressivo e comunicativo della fantastica colonna sonora composta, orchestrata e diretta da Andrea Morricone.

Ciò che colpisce subito l’attenzione dello spettatore è la scelta cromatica adottata da Montaldo e Catinari: la desaturazione digitale dei colori. Il regista afferma di non riuscire proprio ad immaginare le scene, i volti degli attori, a colori. Non è una storia che si presta all’uso del colore, ma il bianco e nero sarebbe stata una scelta troppo radicale; per cui ecco che una terza soluzione accorre in aiuto dell’autore: il colore desaturato, spoglio da ogni sua tonalità, vicinissimo alla scala dei grigi. Estremamente suggestivo.

Ciò che pensa a colorare il film sono i sentimenti e le emozioni dei personaggi. Favino interpreta il ruolo di un dirigente
dai tratti eroici, che somiglia al comandante di un esercito che sta per affrontare una battaglia sapendo che probabilmente ne uscirà sconfitto. Ottima più che mai in un momento come questo, la scelta e la trattazione del soggetto. La solitudine dell’uomo industriale ma allo stesso tempo la ricerca di una spalla amica e di una speranza, può essere di esempio a quanti si trovano nella stessa realtà. Della sua interpretazione, poi, c’è poco da dire: è un attore versatile, che ha interpretato molti ruoli diversi sempre con la massima serietà e impegno, riuscendo ad emozionare e a regalare al pubblico ottime performance. Nei panni di un industriale torinese non si smentisce, bravo!

Non da meno la Crescentini, nei panni di una moglie devota, anche se a tratti in crisi, che va contro tutto e tutti pur di difendere l’amore che la lega al marito: un ruolo non facile, a cui l’attrice sembra essersi ben adattata.

C’è un’unica riserva nei confronti di questo bel film: si nota un po’ di retorica nelle parole dell’industriale protagonista che risulta un po’ il paladino della povera gente. Ma si tratta di una pecca che in nessun modo deve oscurare il gran lavoro fatto per dare vita alla storia de “L’industriale”.

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Uscita Cinema: 13 gennaio 2012
Regia: Giuliano Montaldo
Sceneggiatura: Vera Pescarolo, Giuliano Montaldo
Fotografia: Arnaldo Catinari
Montaggio: Consuelo Catucci
Musiche (originali composte e orchestrate da): Andrea Morricone
Attori: Pierfrancesco Favino, Carolina Crescentini, Eduard Gabia, Elena Di Cioccio, Francesco Scianna
Produzione: Angelo Barbagallo, BIBI Film e RAI Cinema
Distribuzione: O1 Distribution

Durata: 94’
Paese: Italia 2011
Genere: drammatico
Formato: colore, digitale

SCRITTA DA VALERIA VINZANI E…

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