Beyond the black rainbow: il racconto del film

RITORNA LA FANTASCIENZA ANNI ’70 GRAZIE A PANOS COSMATOS.

Un film, ormai lo sappiamo bene, è come una pozione chimica. Specifici ingredienti, mescolati in giuste dosi danno risultati sorprendenti. Così come nella storia si sono susseguiti innumerevoli scienziati, sperimentatori e visionari, allo stesso modo i pionieri e i grandi maestri del cinema hanno osato tanto da varcare e frantumare i limiti dettati dalle regole, trasformando il cinema in una vera e propria forma d’arte.

Certo è che potremmo facilmente paragonare il regista canadese Panos Cosmatos ad un folle scienziato del cinema anni ’50: ha scritto e diretto questo film nel 2010; è stato poi proiettato al Tribeca Film Festival nel 2011 e nel giro di pochi mesi, nonostante la misera distribuzione, è diventato un piccolo cult.

Il motivo risiede tutto nella capacità che il regista ha dimostrato nel saper miscelare le proprie idee, orrori, fobie e fantasie con l’esperienza acquisita dallo studio dei “big” del passato. Si perché guardando “Beyon the black rainbow” avremo una continua sensazione di deja vu. I colori saturi dell’ estetica “kubrickiana” avvolgono aggressivi le immagini allucinate e oniriche tipiche di Terry Gillian e valorizzano l’ambientazione futuristica che sembra uscita da un romanzo di George Orwell.

In un improbabile futuro parallelo la giovane Elena si ritrova richiusa in un laboratorio ed è vittima di crudeli esperimenti da parte del Dr. Barry Nyle. Prigioniera nei meandri labirintici dell’edificio e della sua mente, la ragazza cerca di trovare una via di fuga. “Beyond the black rainbow” è stato distribuito solo ora negli Stati Uniti e noi speriamo molto presto di poter colmare i nostri occhi con questo splendido, ahimè, Missing In Italy!

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