Jean dujardin: un francese alla corte di hollywood

L’ATTORE DEL MOMENTO POTREBBE VINCERE L’OSCAR PER LA BELLA PROVA IN “THE ARTIST”

L’ingresso ad Hollywood di Jean Dujardin non passerà di certo inosservato. L’attore vincitore della Palma d’Oro è infatti protagonista, assieme alla connazionale Berenice Bejo, del primo film muto del ventunesimo secolo “The Artist.” L’idea è del regista Michel Hazanavicius, con cui i due hanno già lavorato in “OSS 117: Cairo,Nest of Spies”. Un’intuizione audace, in un’epoca in cui il dialogo è fondamentale e si da sempre più importanza ad effetti speciali e riprese in 3D.

 

Ci parli del suo ultimo film.

Interpreto George Valentin, una stella del cinema muto americano che non riesce ad adattarsi all’avvento del sonoro. Sarà Berenice, che interpreta un’attrice alle prime armi capace di stare al passo, a salvarmi.

Deve essere stata dura interpretare un film senza alcuna possibilità di dialogare, no?

Non è poi tanto differente da uno normale. Per voi è un film muto, per noi no, abbiamo comunque un copione da recitare. Inoltre il set è un luogo pieno di suoni e musica, scelta appositamente dal regista. In realtà la vera sfida è stata la scena di tip tap.

Quanto ci avete messo per prepararla?

Cinque mesi. La prima settimana è puro divertimento, la quinta alquanto noiosa, ma verso la fine è eccitante vedere cosa si è riusciti a fare. Ci ha affiancato Fabien Ruiz, il più veloce ballerino di tip tap del mondo.

VALENTIN

Vi sieti dovuti immergere in una mentalità totalmente differente dalla vostra, adottando stili e tecniche di un mondo ormai lontano. Si è ispirato a qualcuno in particolare?

Principalmente a Douglas Fairbanks. Ho visto una montagna di suoi film. Interpretava ogni ruolo con un paio di baffi. Ho preso come punto di riferimento Gene Kelly per il suo sorriso, Vittorio Gassman per i suoi movimenti e Clark Gable per i suoi baffi. Ho anche studiato Lessie, che era così felice come cane.

Il film è totalmente muto oppure ha almeno una battuta?

Recito una singola frase, alla fine del film “Con piacere.” Non si capisce appieno l’importanza di una parola fino a quando è l’unica pronunciata. Ho impiegato cinque mesi prima di decidere il tono. Si può recitare in così tante maniere! L’energia è importante, stiamo assistendo alla rinascita del personaggio, che in quel momento ringrazia il suo mondo e quello dello spettatore.

Pensa che il cinema muto possa ricevere nuova linfa vitale a seguito di questo film?

Non penso proprio, ormai siamo troppo diversi. Ma se mai ne dovesse uscire un altro, so già chi vorrei nel ruolo di protagonista. Jim Carrey, sarei curioso di vedere cosa potrebbe fare solo con la sua espressività.

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