War horse: recensione film

IL CINEMA DEI BUONI SENTIMENTI DI STEVEN SPIELBERG STAVOLTA È TROPPO RIDONDANTE. RISULTATO? RETORICA ALLO STATO PURO

 

Può piacere Steven Spielberg e può non piacere, ma fino a prova contraria i film vanno analizzati non schierandosi dalla parte del regista solo perché lo si ama alla follia (premessa doverosa!). E capita quindi che anche un grande regista come Steven Spielberg si ritrovi a mandare sul grande schermo un film che a stento raggiungerebbe la sufficienza, se non ci fosse alla voce regia quel nome e quel cognome ad accompagnare le gesta di un cavallo. Sì, perché “War Horse” non è certamente il miglior film della vita di Steven Spielberg e non è certamente uno di quei film da ricordare (anzi forse è uno di quei film da cancellare al più presto e da far dimenticare).

 

Con “War Horse” Steven Spielberg racconta la storia di una amicizia tra un cavallo, Joey, e un ragazzo Albert, separati dallo scoppio improvviso della prima guerra mondiale. L’amicizia raccontata da Spielberg è quella che va oltre tutte le barriere e che dovrebbe rappresentare la purezza del sentimento più vero. Il problema è che ad ogni inquadratura, ogni parola, ogni gesto, in ogni singolo fotogramma di “War Horse” è talmente intriso di retorica da risultare stucchevole, ridondante e a volte anche insopportabile. Il cinema dei buoni sentimenti, tante volte magistralmente raccontato dal regista, questa è troppo fastidioso, anche perché la storia dura 2 ore e 20, in cui un cavallo viene sballottato da padrone in padrone (e ne cambia parecchi!) fino al… meglio non dirlo o vi rovinerei il finale!

 

Steven Spielberg ha detto di aver voluto portare sul grande schermo “War Horse” perché è rimasto affascinato dalla storia raccontata nel libro di Michael Morpurgo: verrebbe da chiedersi quale storia? Tutto ruota intorno ad un cavallo eroico che riesce a salvarsi contro qualsiasi logica dalle situazioni più disperate: un highlander insomma. Troppe situazioni irreali (ma secondo voi in guerra uno pensa a salvare un cavallo?), troppe scene inutili (momento degno nota è quando Spielberg, contraddicendo il suo cinema, racconta le irragionevolezze della guerra con un soldato inglese e uno tedesco che collaborano per aiutare sempre un cavallo), troppa enfasi!

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