Bastardi senza gloria: recensione film

IL FILM DI QUENTIN TARANTINO APPRODA STASERA IN CHIARO SU ITALIA UNO DOPO 3 ANNI E MEZZO 

Come reagirà il pubblico italiano stasera quando su Italia Uno andrà in onda “Bastardi senza Gloria”? Sembra incredibile, ma questa sera (E NON È UNO SCHERZO!!!) andrà in onda su Italia Uno in prima serata, l’ultimo lavoro apparso al cinema di Quentin Tarantino dell’anno domini 2009. Ci sono voluti quindi quasi quattro anni prima che una televisione generelista si accorgesse che forse era giunto il momento di mandare via etere uno dei film più appassionanti di Tarantino, quello che lo stesso regista ha definito: “Il mio capolavoro”, con un delirante racconto di una vendetta senza gloria.

Ovviamente siamo di fronte ad un racconto “folle”, che si dipana in un universo parallelo a quello reale e che ha come sfondo l’Europa della seconda Guerra Mondiale. Il genio di Quentin Tarantino regala agli spettatori un grandissimo film, zeppo di ogni citazione cine-letteraria, che vanno gustate in lingua originale, anche per non perdersi la mitica interpretazione di Brad Pitt, che recita in quel dialetto siculo americanizzato, che così tante volte ha fatto grande il cinema made in USA……

“Credo che questo sia il mio capolavoro”. Se un regista pone come firma sulla sua ultima opera una frase del genere, allora c’è da considerare tutte le opzioni. Opzione uno è folle, opzione due è un genio, opzione tre è Quentin Tarantino e allora bisogna dargli retta. Perché “Inglourious Basterds”, “Bastardi senza gloria” è sinceramente un grandissimo film, zeppo di ogni citazione cine-letteraria possibile da dover assaporare ESCLUSIVAMENTE in lingue originali (si parla in tedesco, francese, inglese e una scena cult in italiano). 150 minuti sono 2 ore e mezza di film parlato, girato a tratti come un muto degli anni 20, ma denso di azione svelata solo nella sua catarsi distruttiva, tipica del miglior pulp sanguinario dello zio Quentin. Che rilancia: benvenuti al delirante racconto di una vendetta senza gloria. In realtà parliamo di south jankees contro deutsch radical-chic, ovvero Nazi contro Bastardi, ovvero Landa contro Pitt – Aldo Raine, una “pioggia” di scalpi che rovescerà il regime.

L’epopea guerrafondaia della storia raccontata in un universo parallelo, dove i patti vengono rispettati (quasi) sino in fondo e dove il bene trionfa, ma a carissimo prezzo. La linearità degli eventi narrati, pur su piani di racconto equidistanti, la suddivisione in capitoli e il crescendo finale sono l’apice di una carriera sopra le righe, che risorge dai fasti degli anni ’90. Tutti contro tutti, o meglio tutti contro il Nemico, questa è la filosofia di Tarantino che per la prima vera volta mostra una violenza dai connotati educati, il mostro con le scarpe firmate, pronto a vendersi come un mercenario qualsiasi. Personaggi densi e spesso senza valori, specchio di una passione senza confini per questo lavoro.

Il plot che ne vien fuori è un affresco storico tramutato in opera d’arte, la quale con pochi intoppi giunge alla chiusura del sipario, un approdo viscerale che strappa il sorriso e dona fiele al gusto inaridito dello spettatore più alla moda. È quello che ama Quentin e lo riconosce dai suoi passi decisi dentro il cinema, mentre arde di celluloide nel vero senso della parola. Quel tripudio del monologo che Enzo Cavallari nel suo cameo si è solamente sognato di poter afferrare. C’era una volta nella Francia occupata dai nazisti… la creazione in atto di un capolavoro. 

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