Colour from the dark: conferenza stampa con il regista

IVAN ZUCCON INCONTRA LA STAMPA DOPO L’ANTEPRIMA DEL SUO PRIMO FILM DISTRIBUITO IN ITALIA

Il cinema horror in Italia viene ha solo due possibilità di essere distribuito e raggiungere il grande pubblico: deve essere di produzione straniera, con determinati canoni stilistici e narrativi, oppure deve essere un film di Dario Argento. Gli autori e le opere che non rientrano in nessuna di queste categorie, nel nostro paese non vengono distribuite praticamente mai. Negli Stati Uniti invece, l’horror made in Italy è piuttosto apprezzato e grandi autori come Lucio Fulci e Mario Bava trovano terreno fertile per le loro produzioni. Stessa storia per Zuccon, che lavora ormai solo all’estero.

Il film è tratto da un racconto di H.P. Lovecraft, quali sono le differenze tra pellicola e testo?

Il racconto prende una piega fantascientifica che a me non interessava molto, per cui ho deciso di eliminarla e fare un horror “puro”. Quello che più mi interessava era capire e vedere cosa succede in una famiglia quando il suo equilibrio viene spezzato, quando qualcosa che i membri della famiglia non conoscono si frappone tra di loro. Ho scelto di raccontare questa storia attraverso il genere horror perché è quello che ho sempre fatto ed è quello che mi piace fare. La differenza maggiore è comunque quella relativa all’ambientazione e alla periodizzazione. Nel racconto si parla nel New England in epoca pre-bellica, mentre il mio film è ambientato a Ferrara durante la guerra.

Perché scegliere di ambientare il film in Italia e proprio durante la seconda guerra mondiale?

L’Italia è il paese in cui sono nato e che conosco meglio. È un’ambientazione a cui sono molto legato e che mi sento di poterla raccontare al meglio dato che l’ho vissuta. Senza contare che per gli statunitensi è un paesaggio esotico, accattivante e costituisce un elemento di interesse in più nei confronti del film. Ho scelto di ambientare la storia durante la guerra perché è il massimo esempio del male insito nel genere umano. Mi è stata utile a creare un accostamento tra l’energia maligna del “colore” che attacca la famiglia dal profondo del pozzo (che nel racconto “viene dallo spazio”) e la negatività che invece l’essere umano ha dentro di sé.

Il film è stato girato direttamente in inglese, come mai?

Ormai molti registi italiani, non solo di film horror, girano direttamente in inglese e solo successivamente valutano l’idea del doppiaggio in italiano. “Colour from the dark”, come tutti i miei precedenti, è stato pensato direttamente per il mercato internazionale. Purtroppo in Italia non c’è la minima possibilità di mercato.

Lo stile del film si dissocia dalle regole statunitensi del genere horror…

Certamente, il cinema horror italiano è molto diverso da quello statunitense. Io prendo molto sul serio questo genere, credo che si possano raccontare belle storie anche attraverso l’horror e non lo considero affatto un genere minore. Al pari di ogni altro tipo di film, c’è un “horror d’autore” e io posso dire di far parte della categoria di registi che scrivono e girano opere di questo tipo. Forse lo prendo troppo sul serio ma sono convinto che per realizzare un buon horror non siano necessari litri di sangue e grandissimi effetti speciali, ma sia sufficiente una bella storia.

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