Colour from the dark: recensione film

IVAN ZUCCON, NUOVO MAESTRO DELL’HORROR ITALIANO, PER LA PRIMA VOLTA DISTRIBUITO IN ITALIA

Ivan Zuccon è un giovane regista, montatore e direttore della fotografia arrivato ormai al suo sesto lungometraggio; nessuno dei suoi precedenti cinque prodotti è stato distribuito in Italia. Distribuzione Indipendente (ri)porta in patria questo grande talento dell’horror e rende “Colour from the dark”, tratto dal racconto di Howard Phillips Lovecraft “The colour out of space” del 1927, visibile al pubblico nel circuito off di DINDI e sulla piattaforma di distribuzione online Own Air.

Ferrara 1943, in un casale di campagna vivono Pietro (Michael Segal), sua moglie Lucia (Debbie Rochon, scream queen del cinema statunitense) e Alice (Marysia Kay) sorella minore di lei. I tre passano le giornate in modo tranquillo malgrado la guerra, lavorando nel loro terreno, fino a che non accade qualcosa: il secchio resta impigliato nel pozzo e quando Pietro cerca di recuperarlo, una luce aliena sale dal buio dell’acqua e una vita tranquillità per la piccola famiglia non sarà possibile mai più.

Zuccon fonde l’immaginario lovecraftiano, fatto di entità, energie e presenze oscure, a quello della tradizione italiana, legato soprattutto alla religione cristiana cattolica. In “Colour from the dark” mette due tradizioni a confronto, le pone in contrasto tra di loro creando uno scenario assolutamente particolare e originale. Un po’ come nel “Labirinto del fauno”, la seconda guerra mondiale fa da sfondo alla vicenda; in questo caso però, la periodizzazione va quasi a perdersi perché poco approfondita.

Si tratta di un film ben diretto, girato in alta definizione, il cui racconto classico è punteggiato da funambolici movimenti di macchina che dimostrano l’abilità tecnica del regista. La fotografia dello stesso Zuccon che la cura in modo maniacale in ogni sua opera; per un horror è piuttosto raffinata, solitamente è più sporca e le immagini risultano più crude, ma l’autore sceglie di raccontare questa storia attraverso fotogrammi illuminati (e adombrati) in modo complesso e preciso.

Imperdibile per gli amanti del genere, “Colour from the dark” potrebbe non piacere invece ai profani a causa dell’andamento poco sostenuto e della sporadicità di momenti rilevanti per la storia. Alcuni elementi risultano un po’ forzati ma nel complesso è un lavoro che va apprezzato, per sforzo e per budget, per cui a Zuccon e al suo staff va riconosciuto il merito di aver realizzato un horror insolito ed originale, completamente dissociato dalle regole ormai trite e ritrite dei prodotti statunitensi.

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