L’arrivo di wang: fantascienza e attualitÀ

IL FILM DEI MANETTI BROS. VEICOLA TEMI A SFONDO SOCIALE ATTRAVERSO IL CINEMA DI GENERE

Marco e Antonio Manetti tentano la strada della fantascienza con “L’arrivo di Wang”, un film che pone il problema del giudizio e del pregiudizio nei confronti dello straniero, di qualunque paese (o galassia) esso sia. Spettacolo e riflessione sono ben coniugati in quest’opera che ha debuttato alla Mostra di Venezia, ha riscosso un considerevole successo anche in altri festival e sarà nelle sale italiane dal 9 marzo, distribuita da Iris Film.

Del resto, la fantascienza ha sempre costituito una metafora dell’attualità sociale ed è utile per amplificare le riflessioni su di essa. Il tema principale del film è l’incomunicabilità, che nelle mani degli autori diventa spettacolo. Questa formula sembra rivelarsi vincente per colpire il grande pubblico italiano di oggi, che probabilmente non andrebbe mai a vedere pellicole puramente di genere, che sbancano invece da sempre negli USA.

C’è in effetti una grande difficoltà nel fare cinema di genere che non sia commedia in Italia. A questo proposito, Marco Manetti commenta «è come se fossimo giocatori di baseball, sappiamo fare molto bene uno sport che in Italia si pratica poco»: il film di genere, noi italiani, lo sappiamo fare eccome, è che il grande pubblico non lo vuole vedere. Perché poi?

Questa è una domanda che porta con sé diverse implicazioni e cui non è semplice trovare risposta. Da parte loro, i Manetti Bros. provano a rispondere con una fantascienza che loro stessi definiscono “all’europea”, diversa dunque da quella hollywoodiana; un’idea che pare stia avendo un grande successo all’estero. Aspettando un riscontro anche in patria, la coppia di autori tornerà a settembre con il thriller-horror “L’ombra dell’orco”.

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