Magnifica presenza: Ozpetek e il cast raccontano il film

PRESENTATA OGGI ALLA STAMPA LA NONA PELLICOLA DEL REGISTA TURCO

Finzione/realtà e passato/presente, sono i temi con i quali Ferzan Ozpetek si è divertito a giocare e metterli in mostra nel suo ultimo film, Magnifica presenza. Presentato oggi in anteprima alla stampa, sarà possibile la visione dal 16 marzo in 400 cinema.

Cast spettacolare per un grande regista, che stavolta mette tutto il suo lavoro principalmente nella mani di Elio Germano, diventato ormai un attore eclettico e impareggiabile in ogni suo ruolo. La conferenza è stata caratterizzata da uno standing ovation al regista italo-turco da parte di ogni protagonista del cast, che vede spiccare i nomi di Margherita Buy, Vittoria Puccini, Giuseppe Fiorello, Paola Minaccioni, Andrea Bosca, Cem Yilmaz e Claudia Potenza. La prima ad elogiare il director è l’attrice teatrale italiana Anna Proclemer, che si lascia sfuggire un “odio lavorare con i registi, perché non ti lasciano interagire con il pubblico. Con Ferzan invece, ci si sente talmente amati, che ti viene normale sperare di non finire mai di girare le riprese”.

A seguire con i complimenti ci pensa la Monaccioni, spiegando che “Ferzan cura ogni dettaglio con amore, ma allo stesso tempo in modo maniacale. Mentre lavoravo sul set con lui, mi è venuta in mente la metafora di una cucina: ti senti dentro una specialità che sta cucinando per una cena con ospiti”. Interviene poi la Puccini, ma solo per sottolineare quanto sia bravo a tenere gli occhi aperti su tutto. Tutt’altro tipo di celebrazione è quella nei confronti del mondo dello spettacolo che emerge nel film; è un mondo che lui riesce ad evocare attraverso “magnifiche presenze” che vengono dal passato. Su questo si è espresso Beppe Fiorello, per il quale “è stato divertente mettersi alla prova in questo film: l’attore che fa l’attore è una sfida intrigante”.

L’attore siciliano, fratello di uno degli showman più apprezzati d’Italia, fa parte infatti di una compagnia di attori celebri nel periodo della seconda guerra mondiale. Questi occupano la casa che Pietro (Elio Germano) ha da poco comprato. Ed anche questo particolare ci porta la mente al teatro di un tempo: sembrano quasi i protagonisti di una delle famose commedie pirandelliane, 6 personaggi in cerca d’autore. “Loro non vogliono capire il presente. Si rendono conto di essere imprigionati in un’epoca a loro sconosciuta, ma non ne accettano il pensiero. Solo il bambino è l’unico che esce con tranquillità dalla casa, mentre loro pur volendo fuggire non riescono ad andare più in la del giardino”, afferma il regista.

E proprio questa fragilità che contraddistingue tutti i personaggi del film, è l’argomento sul quale Elio Germano ha voluto basare il suo intervento. “È un film sulla rivendicazione della debolezza umana. Viviamo in un mondo talmente frenetico, che per andare avanti nella vita come nel lavoro, bisogna necessariamente nascondere le insicurezze, calpestarle. Non sono congeniali”.

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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