Magnifica presenza: recensione

FERZAN OZPETEK TORNA PER RENDERE OMAGGIO AL TEATRO SEMPRE IN MODO POETICO E CON UN NOTEVOLE CAST 

Pietro è un ragazzo fragile, insicuro e puro. Crede nell’amore, è una persona generosa e disponibile verso il prossimo, chiunque esso sia. Qualità rare nella società di oggi, è lo stesso attore che lo interpreta, Elio Germano, a dirlo.

“Magnifica presenza” è l’ultimo lavoro del regista Ferzan Ozpetek, e vuole essere un omaggio alla recitazione, al teatro, al mondo degli attori, e un invito a portare avanti le proprie passioni nonostante il periodo storico in cui si vive, ma non solo. È una spinta a credere in sé stessi e nelle proprie capacità, anche nel caso in cui  dovessimo essere solo noi a riuscire a vederle. Come sempre il regista invita gli spettatori a osservare un mondo differente, li conduce, grazie anche all’accurata scelta musicale, alla riflessione sulla sottile linea che vige tra reale e immaginazione, e quanto questi due elementi si alternino nelle nostre esistenze.

 Il protagonista si trasferisce dalla Sicilia a Roma, aiutato dalla cugina Maria, interpretata dalla simpaticissima Paola Minaccioni. La decisione di vivere da solo, la ricerca di realizzare il suo sogno di diventare attore, saranno sostenute da dei personaggi che Pietro conosce dopo essersi trasferito nella nuova casa, e grazie a loro inizia un percorso  e un viaggio paragonabile a quello di Alice nel paese delle Meraviglie. La scoperta una verità legata alla storia della sua casa, un legame mai sciolto con il passato per il quale lui farà da tramite, in modo surreale ma non inverosimile.

Il suo viaggio lo conduce alla scoperta di personaggi particolari e lo introduce in un nuovo mondo a lui sconosciuto fino a quel momento, fatto di trans che cuciono abiti per teatro, anziane con una nuova identità, e tutto questo lo porta ad una crescita personale e una nuova consapevolezza di se stesso. I compagni di viaggio di Pietro, come ha tenuto a specificare anche la sceneggiatrice, ricordano il mondo di Pirandello con i suoi “Sei personaggi in cerca d’autore”.  È  presente anche un forte senso di metalinguaggio che porta gli attori a recitare il ruolo di attori, e perfino il teatro entra nella macchina da presa.

La scelta accurata delle musiche, i luoghi, la bravura dei numerosi attori del cast, dall’immancabile Margherita Buy, alla bellissima Vittoria Puccini, all’attore turco Cem Yilamaz e Anna Proclemer, solo per citarne alcuni. Proprio con questi elementi l’opera di Ozpetek riesce a trasmettere poesia e magia. Come sempre ritroviamo il tocco del regista, la sua passione per il cibo e la firma inconfondibile nell’inquadratura, anche se di sfuggita, del gazometro ad Ostiense.

Difficile catalogare questo film, Il regista  ha dichiarato che può rientrare nel genere commedia, Elio Germano lo descrive così; “è un film sulla rivendicazione della fragilità”, e riteniamo che in questa frase sia racchiuso il significato ultimo dell’intero film.

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