Moebius: focus sul film

LA FANTASCIENZA LOW BUDGET STRUMENTO DI DENUNCIA

Gustavo Mosquera R., professore della Universidad de Cine de Buenos Aires, con la collaborazione sia tecnica che interpretativa dei suoi studenti, dirige “Moebius” nel 1996. Trae spunto dal romanzo breve dello scrittore A.J. Deutsch, molto ammirato e perfino consigliato dal collega I. Aasimov.

È l’incredibile storia di un treno della metropolitana, con a bordo 30 passeggeri, scomparso nel nulla senza lasciare traccia alcuna e dell’estenuante e ossessiva ricerca che ne fa un giovane topologo, Daniel Pratt. Il vagone in questione, come subito sospetta il protagonista, è entrato in un “Nodo di Moebius” varcando così le porte del nostro mondo e vaga in un infinito loop in un’altra dimensione. Trovarlo sembra impossibile perché il treno è soltanto una labile presenza fatta di sbalzi di tensione elettrica e vaghi rumori nei tunnel bui.

Di fatto nessuno lo vede mai. Unica prova della sua esistenza sono gli annunci che tappezzano la città, con le foto degli occupanti del treno, con la scritta: “desaparecido”. Ma nessuno sembra farci caso. Questo è un noir metropolitano ma è anche un ottimo film di fantascienza. In apparenza.

Si perché non è altro che un’immensa ed inquietante metafora della buia storia argentina e dei desaparecidos. La denuncia, che irrompe violentemente dalle immagini, è incentrata sulla società malata e corrotta traboccante di burocrazia assurda, ideali fascisti, ignoranza e cecità.

La critica ai poteri militari e dittatoriali che per anni hanno abusato e stuprato il paese è affidata ai volti dei manager della compagnia di trasporti metropolitani, costantemente incorniciati nei loro sorrisi tanto sarcastici quanto cinici e crudelmente interessati soltanto al profitto a discapito delle vite umane.

Lo stesso “Nodo di Moebius” è allegorico di un mondo intrappolato nell’ingorgo ripetitivo e autodistruttivo dal quale non c’è speranza di uscire. Vale la pena confrontarsi e combattere con coloro che si crogiolano beffardi nelle proprie malefatte? O è forse meglio lasciarsi trasportare dal treno dell’oblio alla ricerca di se stessi fuggendo dal freddo menefreghismo che avvolge le nostre società moderne?

Qualche curiosità:

•       Il film è costato in tutto circa 250 000 dollari.

•       Molte scene sono state girate con una macchina da presa 35 mm del 1926.

•       Tutte le fasi di post produzione si sono svolte all’ Universidad de Cine de Buenos Aires.

•       La pellicola ha partecipato a diversi festival tra i quali la Viennale del 1997 vincendo svariati premi.

•       41 è il numero di studenti che ha partecipato alla realizzazione del film.

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