Quijote: recensione film

PRIMA GENIALE PROVA CINEMATOGRAFICA DI MIMMO PALADINO

Chi è Mimmo Paladino? Un pittore o uno scultore? Uno scenografo o un regista? È tutto questo e qualcosa di più. Le sue creazioni (quadri, sculture e installazioni) sono esposte nei musei di tutto il mondo, tra i quali spiccano il MoMA, il Guggenheim di New York e la Tate Gallery di Londra. Paladino si dichiara affascinato dall’ontologia del cinema, lo attira la capacità della luce di diventare immagine, movimento. In seguito a queste suggestioni nasce Quijote, un’opera filmica fatta di immagini che apparentemente non hanno nulla a che fare una con l’altra ma che, montate insieme secondo le idee dell’autore, danno vita a un viaggio onirico all’interno della storia di Don Chisciotte.

L’opera di Cervantes è alla base del film di Paladino e ne costituisce anche un’interessante metafora: Don Chisciotte della Mancia è un simbolo dell’epoca moderna, in campo letterario ovviamente, e l’opera di Paladino si è sviluppata all’insegna della sperimentazione, dimostrandosi sempre all’avanguardia. Anche Quijote è così, decisamente moderno. Un film costituito quasi interamente da monologhi (spesso in più lingue), dai colori delicati, dai movimenti di macchina lenti e solenni. Ci vuole pazienza per portarne a termine la visione, è un film che vuole uno spettatore sempre vigile e che sappia tenere a mente molte cose. La complessità dei testi e il carattere surreale delle scenografie rivelano svariati significati, che non possono essere colti con una sola visione.

La scelta del cast appare perfetta: Peppe Servillo è un cavaliere errante dal volto fiero intenzionato a portare a termine la sua missione a ogni costo; il suo scudiero è un Lucio Dalla esilarante, che canta e critica in modo pungente, che con poche parole consiglia il suo cavaliere cui evidentemente è legato da un forte rispetto. Molte delle scenografie sono ad opera dello stesso Mimmo Paladino (vediamo alcune delle sue installazioni bruciare davanti alla macchina da presa) mentre altre location sono state scenografate al minimo. L’occhio del regista nello scegliere gli spazi per girare è stato sufficiente, l’artificio era superfluo.

Quijote è un film d’autore, comunicativo e di qualità, non gli manca niente per essere apprezzato, anzi, amato. Sta ora allo spettatore, come sempre in ultima istanza, il compito di considerarlo in modo così alto o meno. Lo stimato spettatore deve però sapere che, vale la pena ripetersi, una sola visione non è sufficiente né a godere appieno delle immagini né tantomeno a comprendere il messaggio (o i messaggi?) che Paladini ha inserito e nascosto nelle mille pieghe del suo esordio da regista cinematografico.

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