The hunger games: focus sul film

DOPO IL BOOM AL BOX OFFICE AMERICANO, PRESTO ANCHE IN ITALIA

Adolescenti di tutto il mondo, unitevi! La nuova saga sci-fi, tratta dai romanzi della scrittrice americana Suzanne Collins, è già un successo clamoroso. Campione di incassi nella sua prima settimana in sala cinematografica (155 milioni di dollari solo nel weekend d’esordio), The Hunger Games del regista Gary Ross, si propone come il nuovo film franchise del decennio, destinato ad emulare per cifre e seguito quella dei vampiri di Twilight.

Non manca niente ad Hunger Games. Scenari post-apocalittici, lotta mortale, triangolo amoroso, eroina giovane e tutte curve: un mix di ingredienti micidiale che fa impazzire il pubblico americano e i teenager di tutto il mondo.  La protagonista, la bella e prosperosa Jennifer Lawrence, ragazza di campagna del Kentucky dai modi un po’ rudi e la voce profonda, si è già guadagnata la copertina del Rolling Stones e quella dell’Entertainment Weekly.

The Hunger Games, in uscita il primo Maggio nelle sale italiane, è la storia di un regno futuristico, Panem, soggiogato da una dittatura feroce. Ogni anno, come punizione di un precedente tentativo di ribellione, da ognuno dei dodici distretti che compongono il regno vengono estratti due ragazzini per partecipare ad un disumano reality show. I concorrenti sono infatti costretti ad ingaggiare una lotta mortale dal quale uscirà vivo un solo vincitore. Vincere o morire, per il semplice ludibrio degli abitanti della ricca capitale del regno, Capitol.

Un gioco dunque che ricorda lo spettacolo cruento dei gladiatori dell’antica Roma e che, estremizzando i contenuti dei reality show, ne svela la natura perversa di “circensis” dei tempi moderni.

The Hunger Games è una critica ai reality, al piacere sadico e vuoyerista dello spettatore televisivo, ma anche a quello competitivo e ferino del tifoso da stadio. E’ la rappresentazone di una distopia fondata sullo spettacolo, in cui la finzione diventa realtà fino a ridurre a show per le masse la realtà più vera e tragica dell’uomo, la morte appunto.

Ma Hunger Games è soprattutto un’operazione di mercato colossale, l’esempio di un marketing virale che ha abilmente sfruttato tutte le potenzialità dei social media; e c’è già chi teme lo spirito emulativo di ragazzini dalla mente troppo fragile per coglierne la critica e distinguere i confini fra spettacolo e realtà.

Del resto, lo stesso film e soprattutto i suoi abili promotori, alimentano con furore la moderna confusione tra realtà e finzione, favorendo il mito che la trilogia della Collis (ma solo in apparenza, non siate ingenui!) voleva abbattere. Una polemica che perpetra l’oggetto della sua critica insomma, e che siamo sicuri sarà fonte di ispirazione per nuovi reality e fenomeni analoghi.

La saga di Hunger Games ha già dato vita ad una terminologia propria (Tributes vengono chiamati i fan, dal nome dei residenti dei 12 distretti) e ad un social game su Facebook in cui è possibile scegliere il proprio “avatar”. Esiste anche un fashion blog (http://thecapitoltour.pn/), in cui è possibile fare un tour di Capitol e del suo centro di controllo, nonché  leggere le tendenze di stile dei suoi cittadini. Se da un punto di vista registico il film, soprattutto la seconda parte, appare un po’ banale e tedioso, è invece seducente ed estetizzante la rappresentazione della gente di Capitol. Più di 35 make up artists hanno lavorato full time sul set del film, creando stili inediti, ciglia e barbe art nuoveau, pettinature eccentriche e stravaganti, per non parlare dell’immancabile fiore all’occhiello del Presidente Snow. Migliaia sono i siti, blog e gruppi che parlano dei personaggi e del regno di Panem come di un mondo reale.

Un’ulteriore prova della grandiosità e tentacolarità della macchina dello spettacolo americana che, fra libri, film e marketing, a dispetto della mediocrità della pellicola di Ross, riesce a catalizzare orde di teenager adoranti.

Adolescenti di tutto il mondo, ahimè, unitevi!

 

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