The lady – una vita straordinaria

LUC BESSON RACCONTA IL SUO VIAGGIO

Si è tenuta questa mattina la conferenza stampa di The Lady il biopic firmato Luc Besson che racconta la storia vera di Aung San Suu Kyi, Nobel per la pace nel 1991, prima oppositrice non violenta dell’atroce regime birmano che da decenni mette in ginocchio il Paese costringendolo forzatamente alla povertà. Luc Besson, ospite alla Casa del Cinema, ha raccontato come e perché ha deciso di realizzare un film di tale importanza. “Quando Michelle (Michelle Yeoh, protagonista del film) mi ha portato la sceneggiatura di Rebecca Frayn, avevo altri progetti in mano – ci spiega il regista – ma dopo aver letto la sceneggiatura ed essermi commosso, ho deciso di cancellare tutti i miei impegni per i successivi 18 mesi.

Non volevo che qualcun altro facesse questo film rovinandolo, è stata una cosa viscerale”. Ciò che più ha colpito Luc Besson e chiunque conosca la storia di Aung San Suu Kyi è il suo indiscutibile coraggio e l’amore che ha dimostrato e che continua a dimostrare ogni giorno per la sua patria e per l’umanità. “The Lady è un film che tratta delicatamente la vita di una grande donna, di un’eroina che ha resistito alle sofferenze della vita personale e ai soprusi del regime birmano solo con la forza del suo amore. Ed è questo che più mi premeva raccontare, l’aspetto umano. Gli aspetti politici sono sullo sfondo, non mi sono concentrato su di essi perché tutti possiamo leggere della storia politica sul web o sui giornali.Ma la sua vita, le scelte che ha dovuto affrontare, la sua dimensione umana, restava per lo più sconosciuta e per questo ho voluto diffonderla attraverso la mia arte”.

La domanda che sorge spontanea, è relativa a come Luc Besson e la sua troupe, siano riusciti a realizzare un film biografico su un personaggio contemporaneo, impossibile da incontrare perché condannato da undici anni agli arresti domiciliari, senza contare che le persone a lei più vicine, o sono in prigione o già decedute. Il regista ci confessa, infatti, la grande difficoltà riscontrata, soprattutto perché c’era un’esigenza primaria: rispettare il personaggio. “Non esistono libri che raccontano la sua storia, né lei ha intenzione di scriverne, almeno per ora.

Abbiamo però potuto fare affidamento sui rapporti incredibilmente ben documentati di Amnesty International sulle centinaia di migliaia di prigionieri birmani fondati sulle testimonianze di coloro che, liberati dopo qualche anno, hanno potuto raccontare la loro storia, la loro drammatica esperienza, e come venissero trattati dai militari. La scena in cui i sostenitori di Aung San Suu Kyi sono in prigione, si basa su fatti realmente accaduti che in un certo senso sono stati da me smorzati perché fin troppo crudeli”. “Il popolo birmano invece – continua il regista – ha paura anche solo di pronunciare il nome della donna e per questo la chiamano The Lady. Il regime è, infatti, così duro che i cittadini non sono liberi di far niente, neanche di leggere un giornale”.

The Lady è dunque un film necessario per poter diffondere una storia che oltre a doverci far avvicinare alla causa del popolo birmano, deve farci aprire gli occhi sullo stato della nostra democrazia. “Oltre alla Birmania e alle sofferenze personali di questa donna, quello che mi interessa di questo film è l’eco che potrebbe avere in tutti i paesi democratici. Dovrebbe farci rendere conto della libertà di cui godiamo ma anche dimostrando quanto sia fragile la democrazia. Dietro ogni dittatura c’è una democrazia finita male” dichiara Luc Besson, offrendo a ognuno di noi un grande spunto di riflessione.

Oggi Aung San Suu Kyi è libera dagli arresti domiciliari ma nel concreto è ancora prigioniera, insieme ai suoi fratelli, di un regime brutale e forse, potrà esserci uno spiraglio di speranza solo alle prossime elezioni del 1 aprile, che tutti si augurano siano vinte da lei, unica persona che riuscirebbe a raccogliere le molteplici etnie birmane, questa volta unite nella pace e non nella violenza e nella corruzione.

Se volete dare un piccolo aiuto e partecipare alla causa di Aung San Suu Kyi e del popolo birmano, vi interesserà sapere che, la Good Films, piccola casa di distribuzione fondata da Ginevra Elkann insieme all’ex Mikado Luigi Musini e a Francesco Melzi d’Eri, che distribuisce The Lady in Italia, ha lanciato la campagna “Send a Message” in vista dell’uscita del film e ispirata alla celebre frase di Aung San Suu Kyi “Use your freedom to promote ours”. Un’iniziativa ideata per sensibilizzare l’opinione pubblica italiana a sostegno di Aung San Suu Kyi.

About Valentina Calabrese 326 Articoli
Critica e ufficio stampa free lance si autodefinisce "agonista del cinema".
Contact: Facebook