Battleship: recensione film fantascienza

UNA BATTAGLIA MARITTIMA TRA UMANI E ALIENI, COATTA E SPETTACOLARE

“Tutti moriremo, tu morirai, lui morirà, io morirò…solamente non adesso, non oggi”. La frase ad effetto accompagnata dallo sguardo determinato del comandante di vascello Alex Hopper, capitato per caso nel bel mezzo di una guerra planetaria contro alienacci cattivoni e iper corazzati ricorda tanto il guanto di sfida lanciato da Will Smith in “Independence Day”. Qui, però, c’è Peter Berg al timone di “Battleship” e l’ironia è l’arma a doppio taglio di questo giocattolone firmato Hasbro, fracassone e divertente.

Hawaii come scenario di guerra, teatro di battaglia tra le corazzate americane in esercitazione (bandiere al vento) e la flotta nemica proveniente dall’altro capo dell’universo, grazie ad un segnale amplificato nello spazio da noi incauti umani. Se ci aspettavamo degli E.T. benevoli, ci sbagliavamo di grosso. Ironia a dosi massicce, improbabili playmate posizionate come marines a difendere il globo terrestre, scavezzacollo in grado di prendere il comando strategico nel momento del bisogno ed eleborazione fulminea del lutto sono l’impasto action con cui è stata farcita la torta Universal Pictures.

Che diverte nella sua spettacolarità “cafona”, nel suo oltraggio all’eccesso di orgoglio patriottico, nelle sue selvagge frecciatine tra colleghi di marina militare, insomma un elogio costante dell’autoironia ed esasperazione dell’irreale, tanto nei momenti di catarsi drammatica, che in quelli di scontri tra corpo a corpo. Ogni attimo associato ad elementi digitali di altissima caratura, tra effetti speciali all’avanguardia e sequenze d’azione mozzafiato, sia via terra che in mare, dove si svolge la proverbiale battaglia navale: tale gioco tale film.

Kolossal a bordo di una corazzata e su un oceano Pacifico stranamente calmo per accogliere un confronto quasi nucleare tra due corazzate, una tecnologicamente più avanzata, l’altra più scaltra considerato il terreno di scontro da fazione “casalinga”. L’emergente Taylor Kitsch, affiancato da Rihanna mascolina e una Brooklyn Decker illegale, si fa notare per una performance in cui alterna doti slapstick e quindi comiche, ad attimi di machismo stalloniano con cui portare a termine la faida planetaria.

Sebbene il plot sia un tantino telefonato, l’esaltazione da poltrona cinematografica non manca, la suspence si annida dietro ogni sequenza e l’attesa per l’agognata conclusione (con tanto di possibile aggancio saga) rimane tranquillamente sospesa in secondo piano. Tanto alla fine i protagonisti, in quanto uomini, moriranno tutti prima o poi. Solo non oggi, non adesso…magari in “Battleship” capitolo secondo. 

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