Courage: recensione film (riff)

BELLISSIMO FILM DRAMMATICO POLACCO IN CONCORSO AL ROME INDEPENDENT FILM FESTIVAL

La prima serata del Riff è iniziata con la proiezione di Courage, un lungometraggio drammatico che ha ottenuto pareri molto positivi tra il pubblico in sala. Scritto e diretto da Greg Zglinski, si tratta di una storia molto dura e ricca di sfaccettature al cui centro c’è il senso di colpa del protagonista verso ciò che è accaduto al fratello e che lui non ha volutamente impedito.

Alfred (Robert Wieckiewicz) e Jerzy (Lukasz Simlat) sono due fratelli che si trovano a gestire la ditta di famiglia ma tra di loro non scorre buon sangue; sono molto diversi e litigano continuamente. Durante un viaggio in treno, i due vedono una ragazza infastidita dalle offese di alcuni teppisti. Jerzy si schiera in sua difesa ma viene brutalmente picchiato e poi gettato dal convoglio in corsa. Alfred è lì ma assiste alla scena senza dire una parola e, soprattutto, senza muovere un dito in difesa di suo fratello.

Comincia da qui la ricerca di Alfred, quasi da thriller, del gruppo di giovani che hanno ridotto Jerzy in fin di vita; il percorso è lungo e forse non porterà a nulla se non ad uno schiacciante senso di colpa che accompagnerà il protagonista fino alla fine del film. Il complesso di colpa come argomento centrale del racconto viene direttamente dalla poetica di Krzysztof Kieślowski (autore del “Decalogo” e della trilogia filmica “Tre colori” – Film Blu, Bianco e Rosso) a cui il regista di Courage si ispira molto. I segni di quest’eredità si vedono chiari nel film di Zglinski che scrive una sceneggiatura profonda ed emozionante, la storia di un uomo e della sua famiglia formata da personaggi complessi e caratterizzati molto bene.

Ad una sceneggiatura così ben scritta, si aggiunge una regia le cui pratiche sfiorano la genialità: seppure d’impianto tradizionale, l’autore vi inserisce una serie di soluzioni narrative interessanti che colpiscono con incredibile forza sia l’occhio sia il cuore dello spettatore. C’è poi un elemento in particolare su cui vale la pena soffermarsi: il video dell’aggressione che uno dei teppisti ha realizzato con il cellulare e che ha messo in rete. Tutti i concittadini di Alfred, famiglia compresa, lo vedono e sanno come sono “davvero” andate le cose. Si tratta di un’altra visione dei fatti a disposizione di chi non era presente, oltre a quella che si può avere dai racconti dello stesso Alfred.

Greg Zglinski mette in scena una “doppia realtà” all’interno del suo film: il regista ci mostra cosa accade una prima volta e poi ci ripropone il fatto a più riprese, attraverso il video dei ragazzi che viene visto da diverse persone e assume il ruolo fondamentale di “prova” inconfutabile. Una prova fatta di “realtà” che non può di certo essere sbagliata o falsificata. L’autore offre un interessante spunto per riflettere sull’importanza dell’immagine-video nell’epoca contemporanea e sul ruolo che ricopre nei casi mediatici. Sotto una storia personale emerge un fenomeno audiovisivo dei nostri tempi che, apparentemente innocuo, può portare a conseguenze inaspettate. 

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