J.j. abrams: la storia del regista sci-fi

APPASSIONATO ELOGIO DELLA FANTASIA E DELLA MAGIA DELL’INFANZIA.

“Ragazzi il romanzesco è la verità dentro la bugia, e la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste.” Lo stretto nodo che lega cinema e letteratura ci permette, piuttosto facilmente, di associare questa frase di Stephen King alla settima arte. Le nostre fantasie, i nostri sogni, le paure e le speranze nascono, si moltiplicano e si alimentano anche grazie a pellicole eccezionali che lasciano il segno nei nostri animi… quando siamo bambini.

Più di una generazione ha sognato di partire alla ricerca del tesoro di Willy l’Orbo, di vivere una “Storia infinita” o di volare su una bicicletta salvando un alieno dal dito luminoso. La magia esiste davvero ma crescendo ce ne dimentichiamo. Lo sceneggiatore, scrittore e regista J.J. Abrams non ci sta e dedica la sua intera carriera a dimostrarlo: a quarantasei anni suonati si impegna a mostrarci che possiamo ancora fantasticare ed emozionarci vivendo vite e avventure oniriche, toccanti, a volte terrificanti.

Dopo aver vinto un concorso locale per giovani cineasti, all’età di quattordici anni, Abrams ricevette una telefonata davvero particolare: il regista Steven Spielberg, piacevolmente incuriosito dal lavoro svolto dall’adolescente, lo incaricò di restaurare alcuni super8 (!) di famiglia e glieli spedì. Questo fu il primo lavoro ufficioso del regista newyorkese. A sedici anni J.J. compose le musiche per un film: “Nightbeast”.

Dopo gli studi l’ enfant prodige della macchina da presa comincia la sua scalata verso la popolarità scrivendo soggetti e sceneggiature, tra le quali spiccano “A proposito di Harry” con Harrison Ford, e “Amore per sempre” con Mel Gibson e il giovanissimo Elijah Wood.

È ovvio però che a J.J. tutto questo non basta: il suo pensiero fisso è quello di raccontare le storie che incantano gli spettatori, ammaliano, stupiscono. Il suo idolo, forse inconsapevole mentore Spielberg, è lì, in cima alla vetta, e gli tende la mano. Abrams non deve far altro che imparare dai più grandi, emularli e coronerà il sogno del quattordicenne che è in lui.

Dopo aver prodotto per la TV “Alias” (nel 2001), scrive l’episodio pilota e poi produce una delle serie televisive che hanno coinvolto (letteralmente) milioni di spettatori in tutto il mondo: “Lost” (2004-2010). C’è bisogno di dire altro? Nel 2006 dirige “Mission Impossible III” che, essendo un terzo capitolo, si presenta come una sfida decisamente impegnativa. La serie TV è un cult, i primi due film sono firmati da registi d’eccezione (DePalma e Woo) ma il secondo è di livello nettamente inferiore, è piuttosto banale.

Ecco su cosa lavorare: lasciare poco spazio alle ingarbugliate acrobazie funamboliche-Woodiane, principali responsabili del calo di qualità del secondo episodio, e concentrarsi sull’intrigo e sui personaggi (davvero encomiabile e gustosa la performance di Philip Seymour Hoffman).

Anno 2009: la nave stellare Enterprise e il suo equipaggio compiono un nuovo ed affascinante viaggio nelle galassie cinematografiche grazie alla passione inarrestabile di Abrams. Non è un sequel né un prequel: sarebbe troppo banale. Non è un reboot: impossibile competere con la storica serie cinematografica e televisiva. È nuova linfa, un arricchimento; nuovo il cast (perfetto), nuova la storia, che si intreccia perfettamente con le precedenti, e  nuove avventure rappresentate con acume e umiltà senza temere il confronto con i fan e senza dimenticare lo spirito e l’essenza che hanno fatto di “Star Trek” un cult assoluto.

Nel 2011 esce nelle sale “Super 8”: è il film che rappresenta maggiormente la personalità di Abrams. Il coronamento del sogno. Finalmente il regista ha i mezzi per mostrare a tutto il mondo cosa porta con sé da trent’anni: la meraviglia, l’incanto, l’avventura e la magia di una vita. La pellicola è un immenso omaggio al cinema degli anni ’70 e ’80 con il quale Abrams è cresciuto e ha imparato cosa vuol dire volare con la fantasia.

Ogni particolare rimanda a qualcosa di già vissuto da ognuno di noi attraverso lo schermo: il gruppo di amici inseparabili che girano in bicicletta, la ricerca e la paura dell’avventura, il dramma familiare, i primi amori, il difficile rapporto con i genitori. È impossibile non notare le allusioni a “I Goonies”, “ET”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” e ai film di G.Romero. È difficile non far caso alla somiglianza che uno dei protagonisti (il piccolo e saccente aspirante regista) ha con Orson Wells.

Di fatto partendo dal titolo fino ad arrivare ad ogni piccolo fotogramma, “Super 8” è il colossale messaggio di ammirazione e ringraziamento, di J.J. Abrams,  rivolto al Cinema e agli artisti che l’hanno reso così imponente, meraviglioso …Magico.

 

Curiosità e notizie:

•             “Mission Impossible III” è stato il film più costoso girato da un regista emergente

•             “Mission Impossible III” conta solo 16 esplosioni.

•             Abrams ha venduto lo script di “Amore per sempre” nel 1992 per 2 milioni di dollari.

•             “Super 8” non ha titoli di testa: appare solo il titolo.

•             In “Super 8”, data la giovane età di Elle Fanning, non è lei a guidare ma un pilota dietro

•             I bambini protagonisti di “Super 8”, al termine delle riprese, hanno ricevuto in dono le bici del film

•             In “Star Trek” Abrams ha incollato le dita dell’attore Zachary Quinto per il saluto vulcaniano

•             La sala macchine della Enterprise è un impianto di produzione di Budweiser

•             I titoli di coda di “Star Trek” riprendono i famosi incipit degli episodi della serie con voce off

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