Poker generation: recensione film

PRIMO FILM ITALIANO SUL TEXAS HOLDEM, GIOCO FENOMENO ANCHE QUI DA NOI

I giochi di carte sono visivamente piuttosto noiosi: i giocatori sono seduti immobili intorno a un tavolo, si scrutano l’un l’atro e muovono appena le mani. I volti sono impassibili, saper assumere la così detta “poker face” è arte di pochi e chi ci riesce è avvantaggiato rispetto agli altri. Per rappresentare cinematograficamente giochi così statici ci vogliono registi competenti che realizzino buoni film. È il caso di Gianluca Mingotto con il suo Poker generation, primo film italiano dedicato al poker ad aver raggiunto con merito la grande distribuzione in sala. 

Filippo (Piero Cardano) e Antonio (Andrea Montovoli) sono due fratelli che vivono in un paesino siciliano, vengono da una famiglia modesta e hanno una sorellina minore, Maria (Naomi Assenza), affetta da una patologia cronica che si aggrava sempre di più. Le cure per la piccola sono costose e i soldi in casa sono davvero pochi. I due fratelli decidono di sfruttare il “vizio” che papà Rosario (Francesco Pannofino) gli ha trasmesso: andranno a giocare sui tavoli verdi più ricchi di Milano per trovare i soldi necessari a curare la sorellina. La grande città evidenzia però le differenze e i dissidi tra i due, allontanandoli.

Gianluca Mingotto, regista, e Andrea Rainoldi, direttore di fotografia, allestiscono per il film una messa in scena di tutto rispetto: la bella composizione delle inquadrature e i colori delicati fanno delle immagini di Poker generation elementi dall’estetica particolare e piacevole. L’impianto di base è decisamente classico ma Mingotto risolve alcune scene con suggestive inquadrature lunghe. Degni di nota sono i movimenti di macchina non funambolici ma elaborati, a dimostrazione della competenza tecnica del regista. Le vicende di Filo e Tony sono accompagnate da una colonna sonora di stampo decisamente statunitense che ben si adatta al fulcro della questione, ovvero un gioco di carte di origine texana. L’influenza americana si nota chiaramente anche in alcune scelte di Mingotto come la multivisione, che viene sfoggiata durante alcune partite importanti.

Il pensiero corre velocemente al film Rounders di John Dahl, ma in Poker generation c’è molto di più. Ogni film italiano, soprattutto se realizzato negli anni 2000, non si limita a trattare un solo argomento: il poker è il centro della sceneggiatura ma lo spettatore trova anche storie, personaggi e territorio; non a caso, il pretesto che ha portato i due fratelli a giocare a livelli così alti è di natura famigliare. Una sfumatura interessante è costituita anche dall’enorme divario che ci viene mostrato tra nord e sud Italia: il cambiamento da un piccolo paese del sud ad una grande città del nord mette a dura prova la fratellanza dei due protagonisti che prendono strade completamente diverse.

Un film sul poker che, come abbiamo visto, sa spaziare anche nell’attualità, nella storia d’Italia e nell’interiorità dei personaggi. Poker generation è un film interessante sotto molti punti di vista, che piacerà sicuramente agli addetti ai lavori (che apprezzeranno soprattutto i cammei dei grandi campioni) ma anche ai profani del gioco: non servono competenze in materia per godere della storia e dei mille risvolti in essa contenuti.

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