Sandrine nella pioggia: recensione

L’OSSESSIONE IN UN NOIR SENTIMENTALE ALL’ITALIANA

Tonino Zangardi torna dietro la macchina da presa per dirigere un noir sentimentale, che ha come tema fondamentale quello dell’ossessione. “Sandrine nella pioggia” è infatti un film che racconta di un ex poliziotto, Leonardo, che durante una rapina a una banca e nel tentativo di fermare i banditi di turno colpisce e uccide accidentalmente una giovane donna. Da quel momento la sua vita cambierà per sempre, perché decide di non rimanere più in prima linea, ma di cominciare un nuovo lavoro seduto ad una scrivania. La sua vita però subirà una svolta decisiva quando incontrerà la ragazza che dà il titolo all’intero film di Tonino Zangardi, Sandrine, che porta con sé un segreto e che finirà per farlo innamorare. Ossessionato dalla ragazza, Leonardo si farà coinvolgere in tutti i suoi “loschi” piani.

Più sentimentale che noir, il film si avvale di un cast maschile eccezionale, capitanato da Adriano Giannini, che riesce a far dimenticare le forzature e a volte le mancanze a livello proprio di sceneggiatura (pecca di tutto il cinema italiano!). La pellicola regala comunque allo spettatore quella sensazione di mondo immerso nelle tenebre, quasi da far mancare l’aria, cercando sempre scenari il più claustrofobici possibili. C’è da dire infatti che se a volte la storia slitta verso binari troppo semplicistici e che vogliono solo ribaltare la situazione con (prevedibili) effetti a sorpresa, la fotografia di Giovanni Mammolotti rimane costante e sempre impeccabile per tutta la durata della pellicola. “Sandrine nella pioggia” rimane comunque una piccola novità nel mondo del cinema italiano, dato che ormai tutti quanti siamo abbastanza stanchi delle solite commediole: finalmente qualcuno che ha il coraggio di portare sul grande schermo qualche cosa di nuovo

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