The rum diary: focus sulla trasposizione

JOHNNY DEPP FALLISCE NEL TENTATIVO DI RENDERE OMAGGIO AL SUO AMICO HUNTER S. THOMPSON

Quando si tenta di mettere in scena le parole, non è mai facile, soprattutto se sono state scritte da un genio come Hunter S. Thompson e “The Rum Diary – Cronache di una Passione”, riflette in pieno tale difficoltà. Al di là da ogni discorso che si può introdurre sulla differenza che intercorre sempre tra un libro e il suo adattamento cinematografico, credo che in questo caso sia tutto addirittura più complicato. Hunter S. Thompson scrisse The Rum Diary negli anni ’60, quando ancora era uno scrittore in erba, e il suo stile, seppur stimabile non era ancora definito.

Si era trasferito a San Juan, in Portorico per collaborare con la rivista di sport “El Sportivo”, e le esperienze da lui vissute lo portarono a scrivere il suo libro, che però non venne pubblicato se non prima degli anni novanta. Difatti Thompson si era dimenticato dell’esistenza di The Rum Diary, fino a quando, una sera lui e Johnny Depp, lo ritrovarono in fondo a uno scatolone e decisero insieme di pubblicarlo. Sempre dei due amici è stata poi l’idea di trasporlo sul grande schermo, ma purtroppo Thompson, che morì nel 2005, non vide né l’inizio delle riprese né il lavoro compiuto. Prima di esprimere ogni giudizio sul lavoro svolto dal cast tecnico che ha realizzato il film, credo sia doveroso leggere una dichiarazione del regista e sceneggiatore, Bruce Robinson: “Inizialmente lavorare su The Rum Diary è stato un vero incubo.

Fondamentalmente c’erano solo due personaggi, Yeamon e Kemp, e non riuscivo a capire come poteva essere adattato. C’è voluto del tempo prima che mi rendessi conto di quello che aveva fatto Hunter, cioè dividersi in due, ovvero tutti e due sono lui. Così mi sono decisamente allontanato dal libro, in sceneggiatura saranno rimaste due o tre battute di Thompson, ho cambiato anche la visione di Puerto Rico, ma spero di essere riuscito a mantenermi fedele al suo spirito”. Dunque, l’operazione di Robinson, affiancato da Johnny Depp, è stata quella di creare un prodotto quasi in toto, differente dal libro di Thompson, cercando però di mantenerne lo spirito. Il punto è proprio questo, se davvero, come hanno ripetuto spesso Depp e Robinson, il film è un tributo al loro amico scrittore, perché allontanarsi così tanto dalla natura del suo libro?

 Lasciando perdere la trama che è del tutto distorta, quello che non appartiene al film è proprio lo spirito di Thompson. Non vi ritroviamo il suo linguaggio, il suo cinismo esasperato, il suo stile irriverente e infine, il suo talento. The Rum Diary – Cronache di una Passione, è un film, che di Thompson non ha praticamente nulla, è piuttosto piatto e in alcuni momenti addirittura banale. Dunque, nonostante le buone intenzioni di coloro che lo hanno realizzato, il film senza dubbio, non rende giustizia all’autore del libro, snatura la sua essenza e ne fa un prodotto commerciale, tra l’altro mal riuscito.

Consiglio a tutti invece di leggere l’autentico The Rum Diary e scoprire Hunter S. Thompson se ancora non lo avete fatto.

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