Torino glbt film festival: verde verde, recensione

SI VUOLE CITARE FASSBINDER, MA “VERDE VERDE” È SOLO CAOTICO E CONFUSO

 “Verde verde” è stato proiettato ieri al 27 Torino GLBT Film Festival “Da Sodomia a Hollywood” e non ha convinto in pieno nemmeno gli spettatori in sala, dato che a fine proiezione c’è stato solo qualche timido applauso. Il film dell’ultra-ottantenne Enrique Pineta Barnet racconta la storia tra Alfredo, infermiere della marina militare e Carlos, prestante ragazzo macho.

I due si conoscono in un bar e, con una scusa, Alfredo riesce a convincere Carlos a seguirlo fino a casa sua, dove i due si intratterranno bevendo alcol e discutendo sul proprio orientamento sessuale. Carlos infatti è convinto di essere un macho a tutti gli effetti e di non poter andare a letto con un altro uomo, mentre Alfredo, che ha viaggiato per il mondo, tenta di spiegargli che ci sono piaceri che si possono provare pur rimanendo dei veri uomini.

La pellicola del regista cubano cerca di imitare le opere di Fassbinder, prendendo spunto dallo scandaloso “Querelle”, del quale vorrebbe citare le atmosfere claustrofobiche, sensuali ed oniriche. Purtroppo non è un lavoro alla Fassbinder e “Verde Verde” rimane solo un pasticcio di colori, grazie alla fotografia che marca soprattutto il verde ed il rosso, ma che non arriva da nessuna parte, nonostante un inizio molto bello, visivamente parlando, all’interno di un club notturno.

Comunque, nonostante le remore estetiche che si possono avere sul film, la pellicola rimane molto importante a livello mondiale, considerato che è il primo film ufficiale a tematica gay prodotto da Cuba, dopo “Fragola e Cioccolato” del 1993. Che il nuovo regime dell’Isola abbia deciso di essere più indulgente con i diritti degli omosessuali? Potrebbe essere: intanto fa già clamore che si possa girare un film a Cuba, trattando questi temi, anche se a farlo è un veterano del cinema come Enrique Pineta Barnet.

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