Cannes 2012: lawless, recensione

HILLCOAT RACCONTA ANCORA I REIETTI DELLA SOCIETÀ

Al buon Hillcoat sembrano proprio piacere figure che ci appaiono come reiette della società: nel sottovalutato western “The proposition” c’erano eroi che non si vergognavano di sporcarsi nel sangue e nel fango nell’ancora non del tutto formato continente australiano e nel riuscito adattamento del capolavoro di McCarthy “The road” padre e figlio si facevano avanti, soli contro il mondo in un futuro devastato dall’apocalisse.

Ora con “Lawless”, come nel suo primo film, torna prominente il legame tra fratelli e il contesto è quello del proibizionismo anni ’30, quello di cui parlano “Gli intoccabili” per intenderci. Solo che non è Chicago il luogo dell’azione, ma una minuscola cittadina di provincia dall’apparenza ancora ‘western’, nella contea di Franklyn, Virginia. Hillcoat, riesce a fare di questo paese dall’apparenza insignificante il luogo epico per eccellenza, come Ford riusciva con i luoghi della Monument Valley. Ma in quel cinema, oltre ai paesaggi, erano le divise della cavalleria a splendere o al limite le pistole sulle cinture e non c’era traccia di sporcizia. Qui lo sporco c’è e se ne prendono cura i tre fratelli Bondurant, tra i più potenti contrabbandieri d’alcool della loro zona. Il più piccolo, Jack, semplice autista, appare come quello fragile e codardo del gruppo, ma nel corso della storia avrà tempo per la sua rivalsa.

A livello scenografico non siamo molto lontani da “Nemico pubblico” di Mann, film in cui tra l’altro apparivano sparatorie, tra le più realistiche che il cinema abbia saputo offrire negli ultimi anni. Ma c’è da dire che nonostante i pregi del film di cui sopra, il lavoro di Mann rimane superiore, perché si presentava come un’opera più personale e incisiva.  Hillcoat si riallaccia agli stilemi dei suoi primi film e riesce a confezionare una pellicola dall’andatura lineare che tuttavia risulta scacciapensieri e divertente come un piccolo blockbuster estivo. In sostanza il regista australiano si conferma come un maestro della messinscena, ma rispetto alle prime sue opere manca l’elemento viscerale che permetteva a “The proposition” e “The road” di imprimersi nella testa, per un periodo notevole: ed è un peccato, perché la sceneggiatura, buona, ma non eccelsa, è di uno tra i più grandi cantanti (e, se vogliamo, poeti) statunitensi, tale Nick Cave, autore anche della colonna sonora, come sempre memorabile. Ad ogni modo il cast è notevole, con vari nomi di punta del cinema contemporaneo: in particolare Tom Hardy, futuro avversario di Batman, riesce a gestire un personaggio scritto apposta per essere mitico e potrebbe uscire come uno dei più ‘cool’ di questa prima parte dell’anno. Il protagonista Shia La Boeuf riesce a cavarsela rispetto alle sue recenti prove, ma probabilmente con un attore più in gamba, il personaggio di Jack Bondurant ne sarebbe uscito di più a testa alta. Convince anche il villain interpretato da Guy Pearce, anche se con quel trucco acquista una certa somiglianza con il Christopher Lloyd di “Chi ha incastrato Roger Rabbit?”. 

“Lawless” è un film che si riallaccia alla storia degli Stati Uniti e dunque in patria questo film potrebbe andare bene permettendo magari a Hillcoat di riuscire ad allargare la sua cerchia di appassionati, che è ancora scarsa. A quel punto magari potrebbe osare ancora, tornando all’asprezza dei suoi primi due lavori.   

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