Cosmopolis: pareri opposti sul film

LA REDAZIONE SI METTE A CONFRONTO SULL’ULTIMO LAVORO DI DAVID CRONENBERG

Cosmopolis racconta la storia di un giovane manager multimiliardario, Eric Packer, che attraversa New York nella sua limousine, deciso ad andare nel suo vecchio quartiere per farsi tagliare i capelli. Nella sua auto superaccessoriata e computerizzata in costante contatto coi mercati azionari, l’uomo fa riunioni di affari, si sottopone ad approfondite visite mediche, costantemente protetto da guardie del corpo che sanno che uno stalker potrebbe ucciderlo.

Ecco il nostro duetto, botta e risposta: 

 

1)      QUALE TIPO DI PUBBLICO POTREBBE CONQUISTARE?

VALENTINA CALABRESE: Cosmopolis è adatto a tutti quelli che sono appassionati della letteratura americana postmoderna, accaniti fan di Philip K. Dick, Paul Auster, Don DeLillo, David Foster Wallace, i quali letteralmente divorano i loro romanzi, abbracciando in toto i discorsi intorno alla metropoli e all’inesorabile decadimento della società capitalista americana. Cronenberg ha dato voce a quello che la letteratura da decenni già esprimeva e lo ha fatto mantenendo coerentemente lo spirito del romanzo di DeLillo, che ha previsto tanti degli eventi che sono realmente accaduti nella nostra contemporaneità, in primis la crisi monetaria.

SIMONE BRACCI: “Cosmopolis” è un film macchinoso e pedante. Pedante nella sua ossessiva e ricorrente ricerca del minimalismo estetico che lungo il percorso (in un ambiente ovattato) diventa purificazione dell’anima, quasi un’espiazione a cui si è costretti. David, lontanissimo dai suoi fasti, diventa un narratore che si ispira al peggior Gus Van Sant, sorretto da dialoghi di un’irrealtà cosmica, velati a malapena da un’ironia di fondo che salva la pellicola dal flop totale.

 

2) MANTIENE LO STILE CINEMATOGRAFICO DEL REGISTA?

VC: Lo stile di Cronenberg, secondo il mio parere, è in un certo senso evoluto e coerente all’inesorabile cambiamento della società in cui stiamo vivendo. Probabilmente in molti non riconosceranno la sua mano, ma l’elemento biologico che fino a prima del suo precedente A Dangerus Method, era centrale nei suoi film, ha subito una mutazione e ora l’elemento fisico si aliena da quello psicologico, perché sempre più freddo e distaccato, sintomo della società virtuale contemporanea in cui il tempo è scandito dall’economia. Nonostante questo il fascino verso la teoria nichilista presente nei suoi primi film è di fatto confermato in quest’ultimo, solo che lo rappresenta in maniera differente. Oggi va oltre la devastazione dei corpi, la patologia, e rincorre altri percorsi che portano alla simulacrizzazione dell’umano e della società.

SB: Per niente. Microcosmi che si scontrano a distanza ravvicinata, incertezza dell’esistenza, malessere in vita e tanta apatia nei confronti di un’umanità devastata dal distacco, implosa dalla sua stessa perfidia. Questo vorrebbe trasmetterci Cronenberg, questo avremmo voluto capire tra le righe degli interminabili monologhi a duetto, questo avremmo voluto ascoltare dai protagonisti ospiti, sequenza dopo sequenza, di una limousine quale espressione di controllo maniacale e ossessione del sesso libero. 

 

3)      LO CONSIGLIERESTI?

VC: Lo consiglio ma premettendo che chiunque vada a vedere questo film deve essere preparato a un’opera che fonda tutto sulla ripetizione quasi ossessiva di dialoghi, alcuni brillanti, altri senza senso, che, nonostante possano annoiare, devono portare a riflettere e lo consiglio perché per la prima volta un regista ha saputo offrire il ruolo perfetto a Pattinson, un attore totalmente inespressivo e distaccato che perfettamente incarna il protagonista di Cosmopolis, incapace di gestire emozioni e rapporti umani.

SB: Non proprio, quando un autore famoso come lui si snatura per dare vita ad un romanzo probabilmente fuori dalle sue corde il risultato diventa semplice da analizzare: mal costruito e senza impronta regista. In sostanza, uno di quei film che pur scervellandosi portano lo spettatore alla tentazione di abbandono della sala. O a cambiare canale, se comodamente sdraiato in poltrona. 

 

SCRITTO DA SIMONE BRACCI E…

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