Primer:focus sul film low budget

INVENTIVA E CORAGGIO IN UN FILM A COSTO ZERO

Nel 2004 l’ingegniere matematico Shane Carruth indossa le mutevoli e luccicanti vesti di sceneggiatore, regista, produttore, attore e compositore per mostrare al mondo il suo primo lungometraggio: “Primer”. Mai distribuita in Italia, questa pellicola è costata la bellezza di settemila dollari (!) e ne ha incassati più di 400 mila vincendo anche il Gran Premio della Giuria al Sundance Festival.

Lo si può trovare online con sottotitoli in lingua italiana che ne faciliteranno notevolmente la comprensione. Dico questo per avvertirvi. Sì perché l’argomento trattato da Carruth riguarda i viaggi nel tempo ma raccontato da una prospettiva piuttosto differente dalla “concorrenza”: il suo approccio è strettamente scientifico e matematico.

I due protagonisti, i fisici squattrinati Abe e Aaron, tentando di elaborare un brevetto che li faccia diventare ricchi, si rendono conto di aver creato una macchina per viaggiare nel tempo. Prima di mostrarla al mondo intero bisogna testarla. Provarla. Non solo per saggiare e mettere in sicurezza ogni meccanismo ma, soprattutto, per comprenderne il vero potenziale e quindi non svenderla al primo acquirente.

Oppure si potrebbe sfruttare per interessi personali? E quali sono i pericoli? Abe e Aaron masticano fisica e matematica tutti i giorni e non sono degli sprovveduti: sanno esattamente a cosa vanno incontro e quali sono le precauzioni da prendere … forse.

Carruth è bravissimo ad inventarsi un film girato quasi esclusivamente in interni con campi cortissimi, lunghi primi piani e innumerevoli dettagli espressivi. Seppur decisamente troppo tecnico e pieno di spiegazioni matematico-scientifiche risulta lento soltanto nell’incipit.

Poi la tensione cresce tanto quanto la nostra attenzione.

Non vi sarà facile seguire tutte le ingarbugliate linee temporali che si verranno a creare ma ciò contribuirà soltanto a far emergere il peso e la complessità di situazioni e soprattutto scelte, morali e meramente materiali, che i due giovani affronteranno.

In molti film, forse troppi, scienza e moralità sono elementi in forte contrapposizione tra loro; Shane Carruth invece, da scienziato quale è, ci mostra quasi a livello documentaristico l’evolversi della coscienza umana di fronte a possibilità pressoché illimitate, senza giudicare o pontificare.

Davvero un prodotto da “resuscitare” perché sia distribuito ed apprezzato anche in Italia.

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