Reality: recensione

DALLA FIABA DEL SUCCESSO, ALLA TRISTE CONSAPEVOLEZZA: ECCO IL NUOVO FILM DI GARRONE 

GENERE: Drammatico

USCITA: 28/09/2012

Pare abbastanza chiaro che per sfondare all’estero o per cercare almeno di avere una buona accoglienza da parte della critica internazionale, il cinema italiano dovrebbe insistere sul fattore indignazione che ormai ci guida da molti anni, perfino da prima che il sottoscritto nascesse. Ma non basta, bisogna pure avere una visione del cinema personale e complessa, che possa far uscire certe testimonianze sulla realtà contemporanea dall’anonimato del reportage televisivo. A questo proposito tra i giovani registi in giro finora non c’è nessuno come Matteo Garrone.

Il regista di Gomorra torna a fare grande cinema, eppure il suo stile si è fatto diverso, sembra quasi essersi alleggerito, anche quando parla di situazioni da far venire l’amaro in bocca. Il punto centrale in Reality è l’ossessione dei media, che rimanda più che a Truman Show, a Re per una notte, uno dei più sottovalutati film di Scorsese, dove uno stralunato De Niro cerca a tutti i costi di entrare in un ‘talk-show’ fino a conseguenze devastanti.

In questo caso, il protagonista della storia è Luciano Ciotola (!), un personaggio all’apparenza tranquillo che nel privato comincia a presentare i primi segni di una follia, derivata dal tentativo di cercare a tutti i costi di entrare in una trasmissione, il ‘reality-show’ più visto della penisola, Il grande fratello. I segni di questo squilibrio si fanno avanti inesorabili, fino a mettere Luciano in crisi nel suo giro di relazioni che va dalla cerchia familiare alla piazzetta dove vende il pesce. 

Fin dalla sequenza in cui vediamo dall’alto una Napoli raggiante come non si vedeva da tempo al cinema, abbiamo l’impressione di entrare in un altro mondo rispetto allo squallore della Scampia di Gomorra. In Reality – e basterebbero da sole, le musiche di Desplat dai toni quasi rotiani a testimoniarlo – veniamo inizialmente introdotti in una dimensione fiabesca, dove ciò che fa mandare avanti una famiglia popolare come quella dei Ciotola è l’ingenuità dovuta all’ingerimento di quanti più prodotti televisivi possibili e le passeggiate domenicali nei Grandi magazzini. Ma dietro questo idillio c’è sempre un giro delinquenziale di cui il protagonista fa parte, sfruttando per la maggior parte le anziane del suo quartiere.

Un’attività che il nostro abbandonerà quando sente la pressione dei media anche nella vita reale e viene spinto a fare buone azioni giusto per l’attenzione delle telecamere che stanno solo nella sua testa. Dimensione forte a questo punto assume anche la religione: è il cugino a dirgli che Dio guarda e controlla tutto e bisogna agire bene per entrare nella sua casa. Ma la dimensione religiosa e quella mediatica iniziano a confondersi, portando Luciano a disconoscere tutto quello che gli era stato insegnato fino a quel momento.

Complice una visione realistica (lo dico per esperienza personale) del microcosmo napoletano, con tanto di nonne che preparano pizzelle e frittate di pasta per accontentare nipoti e figli, Garrone forse scontenterà chi non conosce bene il funzionamento di certe dinamiche nel nostro paese, ma convincerà gli appassionati del suo cinema, che a questo punto dovrebbero essere più di quelli che all’epoca avevano visto in sala il suo Estate romana.

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