21 jump street: recensione film commedia

TECNICA E STILE APPLICATI AL CINEMA DEMENZIALE SONO UNA VERA MANNA PER GLI OCCHI

Strampalati, volgari, offensivi, rispettosi e pacchiani. Channing Tatum-Genko e Jonah Hill-Schmidt sono la coppia di poliziotti più improbabile dell’ultimo decennio, un mix esplosivo e surreale di personalità agli antipodi unite in amicizia e lavoro nel divertentissimo 21 Jump Street. Tratto dall’omonima serie televisiva (anni 80-90) di cui anche Johnny Depp fece parte, la commedia diretta magistralmente da Phil Lord e Chris Miller è una vera manna per gli occhi, specie per chi si approccia al cinema con l’entusiasmo da finissimo intenditore di divertissement ludico.

Spieghiamoci meglio, la storia di due poliziotti da strapazzo, uno fisicamente dotato ma ben disposto, l’altro intelligente ma goffo e insicuro già fa ridacchiare di per sé. I due, poi, vengono assegnati ad un caso di diffusione di droga in un liceo, giù a Jump Street appunto, e inscenano una perfetta farsa che stende lo spettatori a colpi di gag assurde, ai limiti della demenzialità pensata e scritta in un unico film. Certo, qualche passaggio obbligato causa marchio hollywoodiano lascia il segno, ma non ne penalizza la trasformazione in farfalla comica.

Da quel bozzolo tv è nato nata una pellicola che diverte con ritmo feroce grazie ad un’appassionata interpretazione della coppia protagonista, non a caso coproduttori del film. Che sfoggia due ruoli cameo, uno stereotipato di Ice Cube, che come dice il suo personaggio è un capitano nero e incazzato, l’altro a sorpresa svelato solo nel funambolico finale. Niente è scontato in quest’ordigno di matrice comica, ogni situazione è pronta per far saltare in aria le normali convenzioni e far ridere di gusto chi entra in sala. Poche volte si vede applicato al cinema demenziale un tale sfoggio di tecnica, pur senza troppi fronzoli nelle marchette all’Industria, la pellicola comic-action sfoggia i lustrini di grande prodotto d’intrattenimento e lo fa con un’autoironia che sorprende.

Violenza fusa a scurrilità, omofobia contro perbenismo spinto, bio-ecologi presi a pugni da cafoni patentati e un corpo insegnanti da far rabbrividire ogni scolaro degno e indegno. Niente immedesimazione, dunque, niente comprensione, nessuna omologazione, ciò che ci fa appassionare ai scoppiettanti personaggi è solamente il sollievo di non essere loro, di vivere una vita diversa e lontana da quel branco di pazzi. Vogliamo il sequel. 

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