Al primo canto del gallo: parla il regista miglietta

IDEATORE DEL PROGETTO, IL CINEASTA CI RACCONTA QUANTO SIA DIFFICILE TROVARE I FINANZIAMENTI

Al primo canto del gallo è un film che vorrebbe nascere con l’intento di promuovere una riflessione e una conoscenza storica e sociale attraverso il racconto delle tradizioni, nel tentativo di preservarle dall’attacco del tempo e di custodirne il prezioso ricordo. Si tratta di un’opera che ancora deve trovare i fondi necessari alle riprese, essendo in stand by da più di un anno, esempio lampante di come da noi alcuni lavori vengano lasciati a galleggiare in un limbo pre-produttivo, perchè ritenuti magari poco attinenti ad una mission commerciale, inondata di blockbuster e scelte talvolta ridicole.

La storia è quella di Nunziatina, che costretta dal padre, sposa Rocco, un uomo più grande di lei. Durante il banchetto nuziale, la donna ha un colpo di fulmine per Lorenzo, un giovane musicista, che inizia a vedere di nascosto.  Una mattina, mentre lavora nei campi, Rocco trova una collana con appesa una medaglia particolare, che regala alla moglie. Per motivi di lavoro, l’uomo emigra in Svizzera. Nunziatina rimane a casa dei suoceri. In uno dei suoi incontri segreti con l’amante, la donna è derubata della medaglia da un uomo armato e con il volto coperto. La medaglia smarrita da don Michele, un capo malavitoso del luogo, nasconde un segreto. 

Il cinema indipendente merita promozione, così la nostra rivista ha deciso di dare spazio e voce al regista di questo progetto Giuseppe Antonio Miglietta, il quale ha risposto alle nostre domande con appassionata sincerità, raccontando le difficoltà di trovare i fondi per la sua realizzazione e il cammino di un racconto (eventuale) che mescola tradizione e contemporaneità, temi cari alle radici popolari della stessa Italia. 

 

1)   Come è nata l’idea per questo film?

L’idea, nasce con l’intento di tradurre in immagini, un racconto che ha come obiettivo tematico principale, un tema universale, quello della ricostruzione del nucleo familiare, come valore fondamentale sul quale s’impernia la vita dei protagonisti, messaggio che riteniamo possa essere importante trasmettere nella nostra società caratterizzata da una profonda crisi di valori.

 

2)    Quale è stato l’approccio registico per raccontare una storia di valori e tradizioni antiche?

Il film è, infatti, un lungo racconto, che sgorga dalle labbra di un postino, Cosimo, che fa le veci di cantastorie, una figura anch’essa profondamente radicata nella tradizione nostrana. Un popolo che non è geloso custode della propria cultura commette un errore molto  grave e noi riteniamo che la cinematografia conservi ancora, tra i propri compiti, quello di dar voce al bisogno di raccontarsi di realtà rimaste nascoste. Ed ecco che tra le scene del film trovano posto mestieri che hanno contraddistinto e segnato la nostra identità culturale, che sono ormai estinti. Tradizioni e culture comuni cadute in disuso ma che non hanno perduto il loro fascino, luoghi, colori e squarci di vita che siamo felici di narrare allo spettatore che vorrà avere la bontà di seguirci. 

 

3)   Il film è stato finanziato dalla Apulia Film Commission. Realmente è così difficile trovare  qualcuno che investa denaro in un progetto coraggioso e fuori dalle solite logiche della commedia?

Il film, oltre al finanziamento di Apulia Film Commission,  è stato riconosciuto come Film di Interesse Culturale Nazionale da parte del MIBAC, seppur senza un contributo economico. Ora, per quanto riguarda la realizzazione del progetto, ci stiamo orientando verso una forma di produzione che realizza prodotti audiovisivi in co-produzione fra tutti i partecipanti, regolata da un contratto collettivo che vede tutti i partecipanti come unici proprietari della pellicola. In realtà, questi, in cambio di un loro contributo finanziario (Finanziatori, Sponsor, Aziende, Product  Placement), lavorativo (Tecnici – Troupe, Collaboratori alla Produzione), o artistico Attori), diventano proprietari di una quota dei diritti di sfruttamento economico del film e partecipano alla ripartizione proporzionale degli utili.


4)  
Nel panorama italiano quanto è complicato riuscire a trovare finanziamenti adeguati?

Direi abbastanza, soprattutto adesso, che con le nuove leggi sonno stati apportati grossi tagli economici per quanto riguarda i finanziamenti pubblici alla cultura e alla realizzazione di progetti cinematografici.

 

5) Quali caratteristiche deve avere un buon prodotto cinematografico per sfondare, discorso applicato specialmente per i giovani emergenti? 

Secondo me, il successo di un film dipende dalla sua sceneggiatura che deve essere originale, unica, diversa ed avere un’idea di base che abbia un’attrazione universale, che catturi il pubblico e gli parli, stabilendo un rapporto con i personaggi e identificandosi con loro e con la storia. Inoltre, la storia raccontata deve avere come idea, un tema universale che ci dica qualcosa della nostra condizione umana.  E credo, che questi requisiti, nella storia di Al primo canto del gallo ci siano tutti. 

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