Contraband: recensione film

TUTTO COME DA COPIONE PER UN FILM CHE NON INCANTA PER ORIGINALITA’

Se non fosse per la presenza dietro la macchina da presa dello scandinavo Kormàkur, selezionato qualche anno fa dalla rivista Variety come uno dei 10 registi da tenere d’occhio, (insieme con Christopher Nolan tanto per intenderci) Contraband sarebbe l’ennesimo film d’azione americano senza lode e senza infamia. D’altronde gli ingredienti classici ci sono tutti. Un cast di richiamo composto da Mark Wahlberg e Kate Beckinsale; una storia avvincente anche se a tratti scontata; sequenze mozzafiato e sparatorie random. Tutto già visto o quasi…

Perché se alla storia dell’ultima rapina, in questo caso contrabbando di banconote su una nave merci, di un ex numero uno del settore, per scagionare un amico in difficoltà, prima di ritornare alla vita pacifica che ha scelto di condurre, togliamo quanto di buono riesce a fare a livello visivo Kormàkur, il film risulta appunto come uno dei tanti del genere, lasciando poche tracce a livello emotivo nello spettatore.

La vera goduria di questo film sta nell’apprezzare le atmosfere rarefatte che ci immergono nei luoghi in cui l’azione ha luogo. Una New Orleans, distante anni luce dalle macerie di Katrina e invece città viva e pulsante con il suo porto crocevia di milioni di merci e in senso figurato di persone. E ancora Panama City nella sua estrema dicotomia tra modernità e malavita, luogo in cui il personaggio di Wahlberg, Chris Farraday, si recherà per riallacciare i contatti con i boss della criminalità locale.

Il film scorre così leggero e piacevole nelle quasi due ore di durata. Un diversivo alle calde giornate estive, visto che in sala arriverà soltanto il 25 luglio. Noi lo consigliamo comunque per una leggera ventata di aria fresca. 

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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