Quell’idiota di nostro fratello: recensione film

SENTIMENTI SEMPLICI ED EFFICACI, UN BUON PAUL RUDD ED UN CAST CONVINCENTE PREMIANO IL FILM

Essere buoni è nocivo. Lo sa bene Ned Rockliffe, protagonista dell’ultimo film di Jesse Peretz, che per colpa del suo buon cuore e della predisposizione a credere ad ogni cosa finisce in carcere per otto mesi. E, difetto ancora più pericoloso, Ned ha anche la spiccata tendenza a non dire mai le bugie, rifiutando di tenersi per se i segreti che gli vengono rivelati e gettando nel caos la sua famiglia.

Il titolo Quell’Idiota di Nostro Fratello non rende bene l’idea del protagonista, interpretato con bravura da Paul Rudd, nonostante non sia il solito stravolgimento italiano ma traduca alla perfezione il nome americano. Ned è giusto, leale, affettuoso e capace di vedere i pregi nel prossimo. Sulla carta sono tutte preziose qualità che non dovrebbero relegarlo al titolo di idiota ma che il confronto con il mondo reale, impersonato dalle sue tre indaffaratissime sorelle, gli assegna ritenendosi nel giusto.

Così la debole Liz, la seduttrice Natalie e l’arrivista Miranda, interpretate dalle belle e talentuose Emily Mortimer, Zooey Deschanel e Elizabeth Banks, sembrano le vittime travolte dall’uragano di ingenuità che è il loro fratello, così affrettate a trovare un capro espiatorio che impiegano parecchio tempo prima di puntare il dito accusatorio su loro tre.

L’idea di ribaltare i ruoli è intelligente, permette un esame di autocoscienza che molto spesso tutti dimentichiamo di farci. E lo fa con un tono perfettamente equilibrato tra dramma e commedia. Non è mai sboccato, la sua comicità è sempre leggera e mai demenziale, senza però negare qualche sana risata. Allo stesso tempo non si lascia andare al patetismo spinto e alla lacrima facile, regala un unico momento di grande pathos magistralmente interpretato da Rudd.

Rimane in bilico, semplice e delicato come Ned, ed è la carta vincente. Il film ha infatti incassato in America 25 milioni di dollari, una cifra considerevole per una piccola opera indipendente. Traguardo raggiunto anche grazie ad una particolare campagna pubblicitaria, sulla scia delle candid camera, dove ai passanti si chiedeva con insistenza “Avete per caso visto quell’idiota di nostro fratello?“.

L’unica pecca a voler essere pignoli, è il finale, che piega a tradimento verso i più tradizionali happy ending americani. Ma agli occhi blu, grandi e sinceri di Ned si può perdonare anche questo. Dopotutto i buoni dovrebbero sempre vincere.

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