The amazing spider man: recensione

MARC WEBB DIRIGE L’UOMO RAGNO PIU’ VICINO AL FUMETTO ORIGINALE POSSIBILE

Da grandi poteri derivano grandi responsabilità… Non c’è frase migliore per sintetizzare con poche parole la filosofia di uno dei super eroi da fumetti più celebri al mondo: Spider-Man. E una grande responsabilità, nonché grandi aspettative,  erano tutte le spalle di Marc Webb, regista chiamato a dirigere il reboot cinematografico dell’uomo ragno, The Amazing Spider Man. Reso celebre al grande pubblico con la commedia 500 giorni insieme, Webb si trova questa volta alla guida di un Blockbuster made in Columbia nato con grandi aspettative.

Dopo l’esperimento Batman/Nolan, capace di dare nuova linfa ad un eroe in decadenza di pubblico, si tenta quindi il rilancio anche per Peter Parker e il suo alter ego. La “mission” di questa nuova operazione commerciale è però lontano anni luce dal mondo creato da Nolan. Spider-Man torna alle origini, quelle del fumetto e si presenta al grande pubblico con un prodotto snellito, meno complesso, a tratti più frivolo. Il lavoro di Webb si sente eccome nel dare una ventata di gioventù, verrebbe da dire freschezza, ad una storia ampiamente conosciuta al grande pubblico.

La scelta degli attori protagonisti, Andrew Garfield nel ruolo di Parker ed Emma Stone in quello di Gwen Stacy è proprio in questa direzione. I due nuovi divi di Hollywood contribuiscono a creare quell’ atmosfera da teen-movie che tanto piace agli amanti del fumetto, inevitabilmente più legati a questo prodotto rispetto agli intimistici capitoli targati Sam Raimi.

Ma non è soltanto dai volti candidi e puliti dei suoi protagonisti che si delinea un deciso cambio di rotta con il passato. L’accettazione della morte (dell’amato zio Ben), la consapevolezza di possedere poteri straordinari da usare per il bene comune: tutto avviene molto più rapidamente, forse anche troppo, in un climax ascendente che porta Parker ad una trasformazione netta da liceale bullizzato ad eroe mascherato, senza troppi fronzoli e digressioni filosofiche-morali.

E poi la storia d’amore: vero elemento di novità rispetto al passato. Parker si innamora della sua compagna di liceo Gwen Stacy, una sempre graziosa e divertente Emma Stone, primo e forse vero amore del ragazzo  dell’avvento di Mary Jane. I due, coppia anche nella vita dopo essersi conosciuti sul set, riescono con semplici gesti e sguardi a trasmettere quelle vibrazioni da amore adolescenziale congeniali più che mai al progetto di Webb.

Nel complesso il film è un prodotto godibile, ben congeniato e scritto, che si impone per la nitidezza visiva delle spettacolari scene di azione, rese al meglio da una grafica 3D ormai perfezionata. Lo scontro finale con l’alter Ego del dottor Connor, il lucertone Lizard, è un tripudio di sequenze mozzafiato e ci riporta finalmente uno Spider Man volante tra i grattacieli di New York, città simbolo della saga, che con le sue atmosfere cupe riesce a rappresentare al meglio lo stato d’animo di questo eroe tormentato.

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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