The descent – discesa nelle tenebre: focus sul film

NEIL MARSHAL SI CALA NELLE VISCERE DELLA TERRA: L’INFERNO… DELLA MENTE

È probabilmente uno dei film più spaventosi degli ultimi anni. Il regista Neil Marshall, con poco più di tre milioni di dollari, costruisce e infiocchetta un concentrato di tensione, ansia e vero e proprio orrore: The Descent (trd. La Discesa). Nonostante si parta da una trama e un soggetto non eccezionalmente originali, il prodotto finito risulta essere di grandissimo effetto sia sul piano visivo che emozionale.

Sei ragazze, amiche, organizzano una rimpatriata durante un weekend. Come ai vecchi tempi si cimenteranno nello sport che le accomuna: la speleologia. Convinte di esplorare caverne conosciute e sicure, si ritroveranno invece intrappolate in cunicoli sconosciuti, bui,  stretti e… Abitati. Primordiali abitatori delle buie caverne le braccheranno costringendole a scendere sempre di più negli abissi della terra e della loro mente.  A Sarah, Juno, Rebecca, Sam, Beth e Holly, durante l’inesorabile discesa, si aggiungerà una settima compagna: la follia.

Fate un bel respiro perché dopo un incipit arioso immerso nei boschi lussureggianti ci si immerge in apnea nei claustrofobici e profondissimi antri cavernosi ricostruiti ai Pinewood Studios. La scenografia è un’unica ed enorme struttura modulare che, per motivi legati alla sicurezza e al budget, veniva di volta in volta assemblata per girare le diverse sequenze.

Se di tanto in tanto vi accorgete che non stavate incamerando aria nei polmoni da svariati secondi, il merito più grande va al direttore della fotografia Sam McCurdy che eccelle nell’ (non) illuminare gli ambienti e i protagonisti. I diversi toni colorati delle torce e dei segnalatori danno solo una vaga speranza di luce e di respiro ma, di fatto, il protagonista dirompente e incontrastato di The Descent è il buio e ciò che al suo interno si nasconde.

Anche gli appassionati dell’horror un po’ gore verranno accontentati tra profonde pozze di sangue, arti tranciati e morti orribili fino ad arrivare ad un godibilissimo e un po’ maligno finale. È di straordinario effetto empatico, quindi, la chiave di lettura che Neil Marshall dà al tema del viaggio, di “conradiana” memoria, verso l’oscurità che alberga sopita in noi.

Notizie e curiosità:

  • Non ci sono controfigure o effetti speciali nella sequenza del rafting.
  • Per dare più personalità e carattere alle creature, queste sono impersonate da veri attori, non stunts o ballerini.
  • Le attrici non conoscevano l’aspetto delle creature: la loro reazione alla prima apparizione del mostro è spontanea.
  • A parte il marito di Sarah e qualche comparsa “muta” non ci sono personaggi maschili.
  • ShaunaMcDonald (Sarah) è veramente claustrofobica.
  • Dopo 45 minuti vediamo, fugacemente, la prima creatura.
  • Per enfatizzare l’effetto il regista, spesso, non comunicava alle attrici dove e quando sarebbero apparse le creature.
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