Un amore di gioventÙ: recensione film

UN AMORE ADOLESCENZIALE CHE DURA UNA VITA, SUPERANDO LE DISTANZE E LE SCELTE PERSONALI

Camille e Sullivan sono due adolescenti che si amano alla follia. Lui decide di partire per il Sud America per fare un’esperienza nuova, «per diventare una persona vera». Lei però non lo accetta, crede di non poter vivere senza di lui e, quando Sullivan le scrive che vuole lasciarla, tenta il suicidio. Successivamente si appassiona all’architettura, si iscrive all’università e inizia una relazione con il suo insegnate. Poi un giorno, per caso, Camille viene a sapere che il suo primo amore è tornato.

Il titolo originale di Un amore di gioventù è “Un amour de jeunesse” ovvero, “L’amore che viene dal passato”, indubbiamente più suggestivo e più adatto ad esprimere l’essenza del legame che c’è tra i due protagonisti. Il sentimento reciproco che li ha uniti anni prima non è mai svanito e nemmeno si è mai affievolito. È una storia piuttosto comune (recentemente l’abbiamo vista in Young Adult), un topos che conosciamo bene ma che la regista Mia Hansen-Løve racconta in modo interessante ed innovativo, insolito e profondo.

Si tratta di un film pieno di simboli, visivamente stimolante, che spinge chi guarda a cercare un significato ad ogni piccola azione che i protagonisti – soprattutto Camille – compiono; azioni quotidiane cui non è difficile attribuire implicazioni “superiori”. La bellissima sceneggiatura della Hansen-Løve suggerisce piuttosto che dire apertamente, ci lancia stimoli continui mantenendo sempre vivo il nostro interesse. Il commento musicale non poteva essere più azzeccato: si costituisce di canzoni acustiche ricercate, anni ’60 e contemporanee, che rimandano sempre un po’ al periodo dell’adolescenza.

Il tono complessivo di Un amore di gioventù è pacato, quieto e riflessivo, ben espresso dalla fotografia di Stéphane Fontaine tutta colori pastello e luci diffuse. Ma la storia d’amore tra Camille e Sullivan non è l’unico elemento degno di nota al livello di scrittura: il racconto contiene tantissimi argomenti e spunti di riflessione totalmente diversi fra loro, che impediscono alla sceneggiatura di chiudersi in sé stessa e cadere nella terribile sterilità dei drammi amorosi.

Mentre la pellicola scorre, mentre la storia si sviluppa, gli anni passano e i protagonisti cambiano. Ma come? Com’erano prima di lasciarsi e come sono ora che si sono rincontrati? Gli indizi che l’autrice ci dà per rispondere a queste domande non sono né chiari né definiti. Molto è lasciato alla soggettività, alle esperienze personali di ogni spettatore che vengono in qualche modo arricchite, alimentate attraverso la testimonianza di un amore si adolescenziale (e anche un po’ infantile) ma vero.

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