A casa con jeff: recensione

L’INSOLITA SVOLTA AMARA PER LE STAR DI “HOW I MET YOUR MOTHER” E “UNA NOTTE DA LEONI”, SEGEL & HELMS

GENERE: COMMEDIA DRAMMATICA

USCITA: DISPONIBILE DA SETTEMBRE IN DVD

In pochi conosceranno l’estetica del ‘mumble-core’ di cui i fratelli Duplass, registi del film, si fanno i paladini. Questa corrente del nuovo cinema indipendente americano si focalizza su dialoghi naturalistici, budget scarsi e attori non professionisti che il più delle volte improvvisano o comunque intervengono sulla sceneggiatura poco prima delle riprese. Si tratta di un tipo di cinema che il più delle volte non trova distribuzione in Europa: è per questo che i due registi si sono convinti a trovare nuove strade per trovare maggiore visibilità come nel recente Cyrus dove si abbracciano tematiche più universali con attori conosciuti. Ma anche in questo A casa con Jeff (traduzione dell’inglese “Jeff who lives at home”) rimane quella naturalezza di situazioni tanto cara al ‘mumble-core’ che non rischia di portare il film nel terreno delle commedie mainstream, anzi.

Il Jeff del titolo è un 30enne con la sindrome di Peter Pan ossessionato dal film Signs, quindi in attesa del giusto ‘segno’ in grado di fargli cambiare il destino sedentario e tutto sommato apatico. Suo fratello Pat è un uomo d’affari, nonostante le apparenze, ancora più in crisi di lui, perché non trova il modo di esprimere il suo amore per la moglie che rischia di tradirlo. La madre di questi due personaggi, Sharon, donna in carriera, comincia a ricevere dei messaggi da un ammiratore segreto e lentamente comincia a ritrovare la passione, che considerava spenta da quando aveva perso il marito. Le tre vicende familiari si svolgono nell’arco d’un giorno e solo dopo varie disavventure i tre personaggi si ritroveranno, consapevoli di essere una famiglia.

La nuova pellicola dei fratelli Duplass fa parte di un genere alquanto insolito, il cosiddetto ‘dramedy’, quel genere che mischia scene esilaranti con altre più amare che ci fanno riflettere sulla difficoltà dei rapporti umani. Ci troviamo di fronte a personaggi stravaganti, eppure reali con cui è possibile entrare in empatia fin dal primo momento visto le migliaia di ostacoli che questi devono oltrepassare prima di ritrovare l’unione familiare e quell’istante di serenità che puo’ dare un senso a un’esistenza intera.

Si tratta di performance di un certo peso per attori come Jason Segel, il  Marshall della serie How I Met Your Mother, e Ed Helms, lo Stu di Una notte da leoni, abituati principalmente a far ridere. Qui aggiungono un pizzico di amarezza ai personaggi che li hanno consacrati e raggiungono la maturità d’attori che pochi comici hanno raggiunto negli ultimi anni. Non saranno al livello di un grandissimo come Jim Carrey, che passa in un batter d’occhio dalla demenza di Ace Ventura allo struggimento esistenziale di Truman, ma il lavoro di Helms e Segel ci fa intuire che i due potranno continuare a fare faville in questo campo anche in futuro. Susan Sarandon dopo alcuni ruoli non proprio memorabili –come la nonna macchietta di Amabili resti– torna a splendere nel ruolo della madre, dapprima robotica impiegata incastrata nel suo ufficio a donna a tutto tondo che scopre di avere un disperato bisogno di amare, vista la distanza dai figli.

Non va’ dimenticata Judy Greer, volto noto del cinema indie americano, che già in The descendants aveva mostrato come un’attrice possa quasi al tempo stesso commuovere e far ridere. Ovviamente le case di distribuzione ci hanno creduto poco e il film non vedrà la luce nelle nostre sale. Ma Jeff who lives at home è comunque un film di valore che, pur in modo bizzarro e assolutamente convenzionale, strappa molte risate ed emoziona, confermando i Duplass tra gli autori più freschi e originali del nuovo cinema indipendente americano.

(19 AGOSTO 2012)

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