Il fondamentalista riluttante: recensione film

PARLA DI CULTURA E RADICI IL FILM DI APERTURA DI VENEZIA 2012

GENERE: Thriller

USCITA: 13 giugno

Le apparenze ingannano, i pregiudizi sono pericolosi e i punti di vista irrazionali. Mira Nair, la regista indiana di fama internazionale e vincitrice a Venezia del Leone d’Oro del 2001, ne The Reluctant Fundamentalist porta davanti alla telecamera il suo punto di vista su un argomento delicato come il rapporto con la propria cultura e lo fa mettendo a confronto due realtà che da anni sono in conflitto tra loro; Stati Uniti e Pakistan nel periodo in cui il rapporto tra queste due nazioni è stato raggiunto il punto massimo di rottura.

Sono passati pochi anni dall’attacco alle torri gemelle quando il rapimento di un professore universitario americano in Pakistan diventa motivo di incontro tra un agente delle CIA e un giovane docente pakistano che ha deciso di tornare nella sua nazione d’origine dopo aver studiato e lavorato alcuni anni negli Stati Uniti e vissuto quello che da tutti è considerato il “sogno americano”.

Il dialogo tra i due si trasforma in un racconto di vita e un invito al ragionare sulla società e la cultura di mondi che nonostante siano divisi da un Oceano, probabilmente non hanno obiettivi differenti. A colpire è il modo in cui la Nair accompagna e invita lo spettatore al ragionamento che solo in un primo momento è lineare ma poi si rivela del tutto inaspettato. La conclusione non è affatto banale come si potrebbe pensare e il risultato convince lo spettatore.

Particolarmente interessanti le musiche e i dialoghi che rispecchiano senza forzature i mondi che rappresentano, lo stile incuriosisce perché sembra a tutti gli effetti un film statunitense ma da diverse sfumature si coglie appieno l’anima della regista e la sua voglia di obiettività.

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