The bourne legacy: recensione film

DELUDE LE ATTESE IL QUARTO CAPITOLO DELLA SAGA DAI LIBRI DI LUDLUM

GENERE: Azione

DATA DI USCITA: 7 Settembre 2012

Di tentativi, estremi, di spremere fino all’ultima goccia brand e saghe dal succoso successo è ormai sazia anche la cinematografia contemporanea. Basti pensare ai recenti sequel di due trilogie di successo come Pirati dei Caraibi e Indiana Jones; seppur questo a distanza di anni dai primi tre film.
Questi due esempi però hanno entrambi una caratteristica comune e fondamentale, che non si ritrova nell’ultimo film dedicato all’agente Jason Bourne: il protagonista.

The Bourne Legacy, film diretto dal Tony Gillroy di Michael Clayton, presenta infatti il volto nuovo di Jeremy Renner. Attenzione però, il pur bravo Renner, non è chiamato a sostituire il famoso volto dell’agente Matt Damon, ma l’ombra minacciosa del paragone tra i due rimane difficile da seminare.

Renner interpreta Aaron Cross, uno dei sei agenti selezionati per il programma di addestramento Outcome, teso ad analizzare a livello medico le prestazioni di quest’ultimi in situazione estreme di sopravvivenza, svolgendo in isolamento compiti ad altissimo rischio. 
Lo scopo del programma Top Secret? Studiare le performance degli agenti per riuscire a ricreare in laboratorio un medicinale che le possa potenziare al massimo: In pratica la creazione in salsa contemporanea di un esercito di super agenti.
Questo piano rischia però di chiudere dopo che l’affaire Bourne e il piano Treadstone (lascito della storia originale) hanno portato alla luce i metodi non ortodossi utilizzati dai corpi speciali delle forze di difesa.
E così il Colonnello Eric Byer (Edward Norton) direttore dell’agenzia segreta responsabile del programma si mobiliterà fino in fondo per non lasciar tracce del suo operato, incontrando però un ostacolo imprevisto: Cross.
L’unico che vuole vedere fino in fondo nel marcio di queste pratiche non convenzionali.

Dopo aver lavorato per sette anni alla sceneggiatura della trilogia originale di Bourne, Gilroy si mette dietro la macchina da presa e ci dipinge un thriller/action che finisce per essere un surrogato incompiuto tra i due generi.
Per lunghi tratti del film una sceneggiatura troppo complessa finisce con l’assimilare la trama a quella di un contorto film politico in cui la noia regna sovrana senza che si riesca fino in fondo a capire il vero nesso che leghi questa storia con quella di Jason Bourne. E non bastano a risollevare questa apatia di fondo le poche sequenze di lotta ed inseguimenti che il prode Renner interpreta al meglio, da navigato role player.

Anche la figura femmnile accanto all’agente Cross, centrale nella storia di Bourne e che per l’occasione ha le sembianze di Rachel Weisz, risulta meno incisiva, nonostante la sempre brillante espressività emotiva dell’attrice.

L’inevitabile flessione che si riscontra in questo episodio diventa figlia della scelta di non avere cavalcato i punti di forza dei precedenti film, con il risultato di un prodotto che se preso a se stante, potrebbe tranquillare essere uno dei tanti blockbuster sparatutto in sala ogni anno.
Non certo il figlio più piccolo di quella che è stata una saga cult degli anni 2000.

(8 Agosto 2012)

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Onnivoro cinematografico e televisivo, imdb come vangelo e la regia come alta aspirazione.
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