I bambini di cold rock: recensione

JESSICA BIEL IN UN THRILLER DAL POTENZIALE ALTO CHE SI SGONFIA DOPO UNA BUONA PRIMA PARTE

GENERE: Thriller

DATA DI USCITA: 21/09/2012

In attesa di Halloween, quando gli horror dovrebbero affollare le sale (sono previsti almeno The Possession e il sequel di Silent Hill) esce ora l’atteso ritorno alla regia di Pascal Laugier, apprezzato regista francese che ha lasciato il segno nel genere con le sue prime opere. Il suo ritorno con I Bambini di Cold Rock – The Tall Man segna un insolito approccio a tematiche alquanto hitchcockiane, decisamente differenti dai film precedenti.

Cold Rock sembra una città maledetta come poche. Caduta in una forte crisi in seguito alla chiusura della miniera, riceve un’ulteriore batosta quando i bambini, uno a uno, cominciano a scomparire: una leggenda metropolitana dice che è il fantomatico ‘uomo alto’, che qualcuno ha visto trascinare i bambini nelle miniere. Julia (Jessica Biel) non sembra credere a queste storie e nonostante la cupezza del posto in cui vive, è sempre capace di tenere il sorriso sulle labbra e aiutare il prossimo. Dopo che vede suo figlio rapito da un essere simile a un’ombra, comincia a cadere in un incubo, da cui sarà difficile svegliarsi.

Una volta che appaiono i titoli di coda sullo schermo sorge una semplice domanda: Pascal Laugier, che mi hai combinato? Dopo il controverso Martyrs c’era la speranza che il talentuoso francese replicasse i fausti della sua opera seconda: si trattava di uno splatter spietato, solido per ¾, purtroppo completato da una risoluzione fin troppo esplicativa che smorzava in parte l’entusiasmo degli ‘horrorofili’ per quello che avevano visto fino a poco tempo prima. Ad ogni modo si trattava di un film che sapeva osare. Anche in questa pellicola Laugier riesce a puntare su un’atmosfera angosciante e come regista dimostra ancora una volta di sapere il fatto suo.

Poi purtroppo la sceneggiatura da un certo punto non lo supporta, gioca con le convinzioni dello spettatore più volte, facendolo distrarre o portandolo addirittura a fargli perdere la pazienza -come è accaduto al sottoscritto-. C’è un cambio di genere improvviso, la tensione crolla e la verbosità che aveva caratterizzato il finale di Martyrs viene resa all’esasperazione: a quel punto abbiamo già perso il nostro interesse per la pellicola che per una buona metà ci aveva incollati alla poltrona. Il film sa quindi di occasione persa: anche perché Jessica Biel dimostra finalmente che non ha solo un bel faccino e Stephen McHattie (visto nell’inedito cult horror Pontypool) è un caratterista che meriterebbe più spazio nelle produzioni hollywoodiane o franco-canadesi, come questa.

Insomma rispetto a molti thriller pre-confezionati con uno stile televisivo da ‘giallo Rai 2’, I bambini di Cold Rock per un po’ è una sana boccata d’aria. Laugier, visionario dietro la macchina da presa, purtroppo non ha la stessa stoffa quando scrive dialoghi o quando cerca di dare troppe risposte allo spettatore –l’esatto contrario degli sceneggiatori di Prometheus-. Se riuscisse a trovare qualcuno che lo supportasse in questo campo, allora ci potremmo trovare a veri cult horror o thriller. Speriamo che il regista francese prima o poi apra gli occhi e non continui su questa strada…

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Creativo e pieno di immaginazione (ma questo dovrebbero dirlo gli altri), scrive a tutto spiano in attesa del salto dietro la macchina da presa...
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