Il rosso e il blu: recensione film

STIMOLANTE CONFRONTO TRA DIVERSE GENERAZIONI, DIETRO I BANCHI DI SCUOLA

il rosso e il blu locandinaGENERE: commedia

DATA DI USCITA: 21 settembre 2012

VOTO: 3,5 su 5

Quant’è difficile fare il mestiere dell’insegnante nella società attuale? Quant’è difficile per un ragazzo stare dietro un banco di scuola ed interessarsi a ciò che studia? Su queste due complicate domande si sviluppa Il rosso e il blu, ultimo film di Giuseppe Piccioni (Giulia non esce la sera) tratto dall’omonimo romanzo di Marco Lodoli. Nel periodo in cui un nuovo anno scolastico è alle porte, ecco che si torna a parlare di uno dei temi più scottanti del panorama italiano: l’istruzione.

In un liceo romano arriva un supplente di italiano alle prime armi. Disilluso sin dall’inizio da un vecchio professore ormai stanco di far lezione a chi della sua materia non vuol saper niente, e dalla preside che non farà altro che ripetergli “noi non dobbiamo salvare la vita dei ragazzi, ma dobbiamo fare ciò per cui siamo pagati”, l’insegnante cercherà invano di istruire gli alunni facendo leva sulla loro curiosità.

È così che si intrecciano le vite parallele di chi i voti li mette e di chi li prende: da una parte c’è la categoria dei docenti, inizialmente pronti a dare mano e fiducia nei confronti di studenti forse troppo lasciati a se stessi dalle famiglie; dall’altra ci sono loro, quei ragazzi di oggi i cui obiettivi nella vita sono fare battute e sentire musica, e che di educazione proprio non ne voglion sentir parlare.

Un interessante dialogo tra due, se non più, generazioni che mette in risalto come ci sia stata una frattura all’interno dell’istituzione scolastica. Ben emerge nel film, attraverso la figura del vecchio professor Fiorito, come la disciplina di una volta non sia più presente tra i banchi di scuola; allo stesso tempo viene rivelato come non funzioni neanche il metodo del giovane professor Prezioso. Se manca la voglia di apprendere, le parole stanno a zero.

Alla base di questa incomprensione, c’è il cancro che logora i tanti istituti d’Italia: la mancanza di materiale didattico, di sedie sulle quali stare a sentire le lezioni, e dei fondi. Sulla scuola, ormai, più nessuno ci scommette. In primis i governi degli ultimi anni, che prediligono settori più fruttiferi rispetto al futuro degli adolescenti.

Ma attenzione: l’intenzione del regista non è di creare polemica. Il suo intento è raccontare vicende private di individui. Quale location migliore di una classe, di una scuola? Dall’adolescente sbandata, al bullo, a quello che ha le spalle coperte dai genitori, all’allieva che rincorre un professore, a quella pignola, a quello con problemi famigliari; dal professore pronto a combattere per i suoi obiettivi, a quella che neanche è sicura di conoscere bene quel che insegna. Gli argomenti sui quali spaziare non mancano.

I legami umani, però, non vengono analizzati del tutto nella loro profondità: in fin dei conti, è una nota che si può facilmente perdonare a Piccioni in quanto altrimenti, troppe ore sarebbe dovuto durare il lungometraggio. Supportato da un cast eccezionale, tra tutti Margherita Buy, Roberto Herlitzka e Riccardo Scamarcio, il film riesce nell’intento di far riflette su come la scuola sia cambiata in questi anni, e su come sia rimasta allo stesso tempo uguale nei suoi ideali.

D’altronde gli insegnamenti veri, come quest’opera vuole insegnare, sono dettati dalle esperienze, dalle conoscenze e dalle amicizie, dagli attimi di vita che, ogni giorno, ognuno di noi consuma vivendo.

Cinismo affiancato a dedizione, aspettative di vita e resa di fronte ad un doloroso destino, ma anche curiosità di conoscere persone con le quali dovremmo avere un rapporto distaccato. Questo film viene da noi promosso con un bel 7, cerchiato di rosso: del resto, di errori da sottolineare con il colore blu non ce ne sono.

 

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"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
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