Le belve: pareri opposti sul film

LA REDAZIONE SI METTE A CONFRONTO SUL THRILLER DI OLIVER STONE

Le belve. Due imprenditori di Laguna Beach, Ben, pacifico e caritatevole buddista, e il suo migliore amico Chon, ex Navy Seal ed ex mercenario, conducono una lucrativa attività fatta in casa, producendo la migliore marijuana mai coltivata prima d’ora. Condividono inoltre un amore unico nel suo genere per la bellissima Ophelia. La vita è idilliaca nella loro cittadina nel sud della California, almeno fino a quando il cartello dei trafficanti della Mexican Baja…

GENERE: Drammatico, Thriller

USCITA CINEMA: 25/10/2012

 

1)MANTIENE LO STILE DEL REGISTA? 

Francesco Buosi: La mano del “grande” cineasta Stone (o dovremmo forse dire quello che fu il grande) si riscontra a tratti in sequenze di una qualità stilistica di rara fattura.
Troppi però gli excursus in un terreno minato in cui Stone fatica a destreggiarsi con troppi azzardi nella scelta del punto macchina e di “incroci” di camera che lasciano perplessi anche lo spettatore più avvezzo alla sperimentazione.

Simone Bracci: Tradimenti, complotti, fiducia comprata e ceduta come frutta al mercato, empatia da narcotrafficanti e moralismi in contraddittorio con la propria moralità interiore. Stone ci mette in mezzo tutto il possibile, dirige con perizia e brio, nascondendo qualche falla di scrittura evidenziata nell’eccessivo protrarsi dei tempi morti, che con mezz’ora in meno di girato avrebbe regalato in sala maggiori emozioni. Poi cala gli assi e si riprende lo scettro di gran narratore.

 

2) REGGE IL CONFRONTO CON I FILM SUL GENERE “NARCO”?

FB: Secondo la mia opinione il film non è direttamente ascrivibile alla categoria, pur se la trama rimanda ovviamente al genere. Il limite maggiore di questo lavoro è proprio quello di porsi a metà strada tra Traffic di Steven Soderbergh e Domino di Tony Scott: entrambi esempi altissimi di cinema. Ma le Belve non riesce ad esprimere altrettanta maestria e lucidità narrativa.

SB: Certo e in pieno! Okay, si potrebbe obiettare che la storia non è nuova e Oliver prova troppo a “citare” il suo amico Malick, si potrebbe dire che quegli spietati assassini si lascino sopraffare talvolta con eccessiva facilità, ma la realtà è che il racconto è finzione formato grande schermo e nell’economia della storia ogni tassello prende il suo posto, senza timore né pudore.

 

3) QUALE TIPO DI PUBBLICO CONQUISTERÀ?

FB: Il nome di Oliver Stone, pur a fronte degli alti e bassi degli ultimi suoi lavori, garantisce già da solo un discreto afflusso di pubblico al cinema. Specialmente tra le generazione di coloro che erano adolescenti al tempo dei ruggenti anni ’80, quando il genio del regista raggiungeva popolarità e credito (Platoon, Nato il 4 Luglio, Wall Street). Se a ciò aggiungiamo la fama e la popolarità di una giovane star in rampa di lancio come Blake Lively, sensualissima come non mai in questo film, stiamo pur certi che il folto pubblico maschile, specialmente in età adolescenziale e “gossippara”, si recherà più che volentieri in sala!

SB: Un pubblico di giovani, belli e selvaggi come i tre protagonisti. Si ritorna “liberi” per un momento e ci si dimentica, narrativamente parlando, che il benessere per cui gente comune si ammazza proviene da un mercato illegale di 15 milioni di fumatori, spettatori ignari comodi sulla poltrona a girarsi uno spinello. Viene una gran voglia di unirsi alla festa e ripartire subito col film. Una seconda visione in cui partecipino anche i fans sfegatati di mostri sacri come Travolta e Del Toro. 

(26 settembre 2012)

SCRITTO DA FRANCESCO BUOSI E…

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