M: il mostro di dusseldorf

FRITZ LANG, REGISTA INNOVATIVO E CRUDELE

È il 1931 e l’ombra cupa e minacciosa della complicata situazione socio-politica europea sta avvolgendo gli animi e le coscienze di molti. Il partito nazista è in continua ascesa. La tensione cresce inesorabile.

Il regista ebreo-tedesco Fritz Lang è reduce da uno dei fallimenti più clamorosi della storia del cinema: il suo titanico “Metropolis” (1926), costato la bellezza di 50 milioni di marchi, è stato causa principale della bancarotta della UFA, la casa produttrice, diventata poi la “fabbrica di cinema” del regime. Ora Lang deve risollevare la propria carriera.

L’ispirazione gli viene nientedimeno che dai fatti di cronaca: le forze di polizia tedesche sono alla disperata ricerca di Peter Kurten detto “il vampiro di Dusseldorf”, assassino, maniaco, pedofilo.
Lang non si fa sfuggire l’occasione e scrive e dirige un capolavoro che darà inizio al filone cinematografico del noir e del thriller.

Dusseldorf è oppressa dalle continue uccisioni di bambini e bambine. Un mostro si agira per le vie della città, è Franz Becker (straordinariamente interpretato dall’esordiente Peter Lorre!). La polizia intensifica le indagini e le retate nel disperato tentativo di fermarlo.

Il capo della criminalità organizzata della città, Schraenker, disturbato dalla crescente attività di polizia, attiva la sua rete di spie e delinquenti di strada per stanare il mostro. Saranno proprio loro, i peggiori criminali di Dusseldorf, a smascherare l’assassino e organizzeranno un grottesco e spietato processo con tanto di avvocati e giudice. L’imputato, marchiato dalla lettera “M” (che sta per morder, assassino), dovrà difendersi di fronte a una giuria fatta di assassini e criminali pronti ad eseguire una sentenza di morte. La polizia arriverà giusto in tempo per fermare il linciaggio.

La genialità dello script di Lang sta nel non fare del protagonista un feroce e orrendo mostro da odiare a tutti i costi ma, pur condannandolo naturalmente, lo rappresenta come un malato incurabile divenuto imponente capro espiatorio il cui unico fine è di mondare una società tutt’altro che candida e innocente.

La critica, neanche tanto velata, alla società e alla giustizia sommaria fu causa di forti censure da parte del partito nazista: il titolo originariamente pensato da Lang era “Un mostro tra noi”, ma i nazisti pensarono si riferisse alla loro crescente ascesa e lo censurarono. Lang, per non ingigantire l’ equivoco, cambiò il titolo. Negli anni la distribuzione del film fu comunque molto frenata, basti pensare che in Italia uscì nel 1960 (!) … sarebbe stato un clamoroso Missing in Italy!

Girato in tempi da record, appena sei settimane, è il primo film sonoro del regista tedesco. L’introduzione della voce fuoricampo è l’elemento forse più innovativo; ma anche il suono e la musica sono veri protagonisti attivi della pellicola e della trama: M fischietta un motivo per le strade e, con crudele ironia, sarà un non vedente che riconoscerà in lui l’assassino per questa particolare abitudine.

“M” è un film disturbato, cupo e socialmente pessimista che infrange gli archetipi del criminale, che può essere a qualunque livello della società (“un mostro tra noi”), e della giustizia che risulta incapace, corrotta, sommaria e fallibile.
Innovazione, avanguardia, sperimentazione, thrilling e denuncia … tutto in un solo grandioso capolavoro cinematografico.

(2 Settembre 2012)

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