Prometheus: pareri opposti sul film

RIDLEY SCOTT TORNA NELLO SPAZIO, MA SENZA L’IMPETO DEL PASSATO

Genere: Fantasy

Data di uscita: 14-09-2012

Siamo nella seconda metà del 21.esimo secolo. Il Prometheus si cimenta nell’esplorazione di un’evoluta razza extraterrestre per comprendere le origini della specie umana. Della spedizione fanno parte Elizabeth Shaw (Noomi Rapace), una brillante archeologa e l’androide David (Michael Fassbender), con una sensibilità spiccata per la razza umana. Il cammino li porterà in uno dei lati più oscuri dell’universo… Prometheus, considerato come il prequel della saga di Alien, è un film di fantascienza del 2012 diretto da Ridley Scott e scritto da Jon Spaihts e Damon Lindelof. Del cast fa parte anche Charlize Theron.

1) Mantiene lo stile del regista?

Simone Bracci: Lo mantiene nel momento in cui il film gode di un respiro epico degno di un grande film di fantascienza. Lo perde in pieno quando riduce tutto il lavoro attorno a location, azione e attimi di claustrofobia ai minimi termini, puntando solo sulla qualità del girato e sugli effetti speciali. Troppo poco, considerato le nudità lasciate scoperte da Lindeloff in cabina di sceneggiatura che Ridley Scott non copre nella maniera degna che il suo nome-marchio richiederebbe.

Gianlorenzo Lombardi: Ridley Scott cerca di mantenere uno stile alla Alien, anche se in quasi tutto il film cerca di prenderne le distanze

2) Regge il confronto con l’originale?

SB: Il genere fanta horror di serie A è un campionato a poche squadre in questo decennio e scomodare paragoni pur con illustri predecessori è francamente penalizzante. Pur se tiene col ritmo, Prometheus affonda nella melma dell’improvvisazione, scopiazzando come un figlio mal riuscito la natura potente di Alien e saccheggiando spunti e personaggi da altri lavori simili. Le intenzioni erano buone, la resa di gran lunga sotto le aspettative, purtroppo e questo alimenta la tesi sulla scarsa fantasia attuale dedicata a mondi alternativi e pianeti da scoprire. 

GL: Quello che fa Scott è un lavoro di riproposizione solo superficiale di quelli che erano i temi base di Alien: la paura della morte, il disagio della maternità e così via. In mezzo c’è pure qualche accenno alla fede, da farci rodere il fegato, ma per fortuna, come tutte le tematiche toccate dal film, la questione è sfiorata di striscio. Non fraintendetemi, i momenti da salto nella sedia ci sono, Scott si dimostra ancora un regista capacissimo, ma forse bisognava essere più scrupolosi nei riguardi degli giovani sceneggiatori Jon Spaiths (The darkest hour) e Damon Lindelof, affermatosi sotto l’ala di J.J. Abrams, scrivendo parecchi episodi di Lost.

3) Lo consiglieresti?

SB: Consiglierei di vederlo esclusivamente a chi non ha visto la saga e goderselo con un occhio neutro. Capiranno, in una sorta di paradosso temporale, una volta poi iniziata la giusta cronologia, di aver assistito ad un primo grezzo tentativo di raccontare un’avventura impossibile. Che mescola creatori, sordide creature, umani e androidi umanissimi. Peccato che il capolavoro, alfine, sia quindi il “secondo” del 1979. 

GL: Ci troviamo di fronte a un bell’esercizio di stile, mediamente ben recitato –anche se a Noomi Rapace gli manca la grinta- e che intrattiene per tutta la sua durata. “Hai detto niente!”, qualcuno potrebbe ribattere. Solo che qua c’era la materia prima per fare un capolavoro come non se ne vedevano da anni. E invece si è andato sul sicuro, nello spazio dei film di fantascienza contemporanei, dove (quasi) nessuno riesce a osare. 

Scritto da Gianlorenzo Lombardi e… 

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