Reality: incontro con matteo garrone

IL REGISTA PARLA DEI SEGRETI DEL SUO NUOVO FILM

La prima fila è occupata tutta dal numeroso cast mentre Matteo Garrone è al centro del lungo tavolo e, alla sua destra, come è giusto che sia c’è un imbarazzato Aniello Arena che dalla platea sembra lontano anni luce da Luciano, il pescivendolo egocentrico e mattatore che interpreta in Reality. Accanto a lui la produzione e la distribuzione e dall’altra parte del tavolo gli sceneggiatori. Alla sinistra del regista si vede una bellissima Loredana Simioli fasciata in un vestito nero che le lascia le spalle scoperte. L’idea che anche lei da di essere totalmente diversa da Maria, la verace moglie del protagonista, non fa altro che sottolineare la sua bravura.

 

Dal palco un piccolo accenno alle copie che verranno distribuite della pellicola, 300, e poi subito hanno inizio le domande. Tante:

Matteo Garrone, quanto deve del suo film a Bellissima di Visconti e come è cambiata negli anni l’ossessione della popolarità?

MG: Bellissima è sicuramente un riferimento ma questo film è più vicino al cinema di De Filippo o a film come Matrimonio all’italiana di De Sica. Ho cercato di raccontare questa storia senza cadere in trappole di denuncia o avere intenti pedagogici. In Bellissima il rapporto della protagonista era con il cinema qui invece il rapporto di Luciano è con la tv. Lui subisce il contagio di questa ossessione da parte della famiglia. Il personaggio cade in una trappola nella quale anche io potrei cadere. Tutti potremmo essere imprigionati dei sogni.

Vi è un cambiamento della recitazione nella seconda parte del film. Come ci avete lavorato?

MG: Il percorso con l’attore è un viaggio che mi consente di seguire passo passo la drammaturgia. Capire gli stati emotivi dalla commedia all’italiana a L’inquilino del terzo piano

Aniello Arena: una volta che arrivavo sul set si parlava e si cercava di trovare la giusta emotività. Era Matteo a dare l’ok. Garrone ti fa vivere il personaggio.

Nonostante lei abbia detto che questo non è un film pedagogico è comunque un film utile. La distribuzione ha pensato alle scuole?

MG: Il lavoro nelle scuole verrà fatto, magari dopo qualche giorno dall’uscita ufficiale. Dopo Cannes ci era stato detto che questo film sarebbe dovuto uscire prima. Pretendere che chi fa un film ogni 4 o 10 anni giochi a allunghiamo la stagione in un’industria che poggia solo su Mediaset e pochi altri  non è possibile. Bisogna puntare a un cinema più popolare per allungare la stagione. La polemica che è nata sulla data di uscita di Reality è poco condivisibile.

Garrone come è arrivato a conoscere Aniello? E la trappola mediatica non è più pericolosa per le persone con una cultura meno elevata? 

MG: Non credo che chi ha una cultura più elevata sia immune dalla trappola mediatica. Cambiano solo i modelli e i riferimenti. Per quanto riguarda Aniello mio padre, critico teatrale, mi ha sempre portato in giro per i teatri e ho amato molto La compagnia della Fortezza (nata per i detenuti della Casa di Detenzione di Volterra n.d.r.). Già avrei voluto Aniello in Gomorra ma in quel caso fu il magistrato a dire di no.

Garrone, come pensi di scrollarti definitvamente il calderone di Gomorra da dosso. E come è stato fatto il lavoro sulla famiglia che ha portato a scene veritiere conseguenti a un grande feeling?

MG: Reality nasce per scrollarmi di dosso il calderone di Gomorra: volevo ritrovare il piacere e il divertimento di girare e poi lavorando da un film di alto spessore questo è diventato un romanzo breve. Il lavoro con gli attori che interpretano la famiglia è stato molto importante. Questo è un film corale dove se anche un ruolo secondario fosse stato sbagliato sarebbero caduti tutti

Garrone, per fare questo film bisogna sbarazzarsi di Gomorra ma dopo quel film lei ha ricevuto offerte di ogni tipo per storie di gangster. Invece è rimasto in Italia…

MG: dopo Gomorra volevo cambiare genere e ritrovare la libertà e una leggerezza. Le offerte erano seduzione: Los Angeles, Hollywood e magari neanche riuscivo a girare.

Garrone, questo film è degno dell’Italia agli oscar. Ma quanto possono aiutare i premi?

MG: sono stato sia in giuria alla Mostra di Venezia, sia dall’altra parte a Cannes. Bisogna trovare sintonia tra i giurati. C’è anche casualità nei premi.

Teme qualcuno?

MG: non è un fatto di temere. Andiamo avanti uguale, spero.

(24 settembre 2012)

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