Total recall: recensione

COLIN FARRELL CERCA DI RIPRENDERE IL RUOLO CULT DI SCHWARZENEGGER, CON IRONIA E GRINTA RIDOTTI A ZERO

GENERE: Fantascienza

USCITA: 11/10/12

La voglia di remake non si esaurisce mai a Hollywood. Il settore che sembra mietere più vittime sembra quello degli horror, ma anche la fantascienza non è da meno. Quindi, dopo il pessimo remake de La cosa ecco arrivare il rifacimento di un altro cult anni ’80, quell’ Atto di forza che vedeva Schwarzenegger alle prese con realtà virtuale, conflitti marziani e prostitute con tre tette.

Questa volta l’eroe ha il volto e i muscoli di Colin Farrell e la ‘femme fatale’ ha le curve pericolose di Kate Beckinsale. Chi non conosce la storia di Total Recall, sappia che in un futuro non troppo distante, gran parte della Terra è resa inabitabile in seguito a guerre chimiche e gli unici luoghi vivibili rimangono l’Unione Federale Britannica, destinata alle elite, e la Colonia (ex Australia) dove vivono gli operai e le classi meno abbienti in condizioni decisamente poco confortevoli. In questo panorama scoraggiante Douglas Quaid (Farrell) vuole vivere un’esperienza diversa collegandosi al Rekall, un simulatore di realtà virtuale che gli potrebbe dare la possibilità di fare qualsiasi cosa, compreso diventare un agente segreto.

Poco prima di installarsi, però qualcosa va’ storto e il nostro preso in un’imboscata riesce all’ultimo momento a fuggire, mostrando capacità che non si aspettava di avere. Tornato a casa dalla moglie, scopre che questa lo vuole morto. Tutti sembrano remargli contro e per McQuaid l’unica speranza risiede in Jessie, una ragazza protagonista di un suo sogno ricorrente, pronta a dargli una mano e a chiarirgli la situazione su chi veramente lui sia.

Dalle premesse il film sembra avere gli ingredienti giusti per essere il blockbuster definitivo dell’estate, l’antidoto scacciapensieri alla cupezza dell’ultimo Batman. Purtroppo però il risultato non è all’altezza, vista la mancanza di originalità che circonda la pellicola: il protagonista vale come la versione fantascientifica di Jason Bourne alle prese con i migliori inseguimenti e sparatorie di certo cinema d’azione recente, come se sullo schermo ci trovassimo di fronte a un Bignami di seconda categoria per spettatori ignoranti. C’è perfino una sparatoria in una stanza a gravità zero, che sembra presa di peso da Inception.

Come se non bastasse, anche la sceneggiatura firmata dall’ex-talento Kurt Neumann (Equilibrium) non funziona per niente, visto che ogni azione dei protagonisti viene anticipata dallo spettatore medio con –minimo- cinque minuti di anticipo, anche se questi non ha visto l’originale né letto il racconto di partenza di Philip K. Dick, che probabilmente in questo momento si sta rivoltando nella tomba.

Ad un Colin Farrell imbambolato e fuori parte, privo totalmente della grinta e dell’ironia tipiche di Schwarzy, si oppone il convincente Bryan Cranston, l’eroe di Breaking Bad, minaccioso e inquietante al punto giusto, nonostante l’orribile ciuffo biondo che lo contraddistingue: il protagonista della serie più bella della televisione sta trovando la sua fortuna anche sul grande schermo dopo le sue parti in Drive e Contagion, anche se lo vorremo in ruoli più consistenti. Niente da dire sulle protagoniste femminili -la seconda è Jessica Biel– che fanno la gioia dei nostri occhi… e poco altro.

Tutto sommato nel ritorno alla regia del discontinuo Len Wiseman (la trilogia di Underworld e l’ultimo Die Hard) c’è ben poco da salvare. Meglio rinfrescarsi la memoria e rivedersi l’originale, che pur con effetti speciali antiquati e scenografie kitsch tipicamente anni ’80 resta un film che lascia il segno, a differenza di questo remake, realizzato con le tecnologie di ultima generazione, ma che si dimentica una volta usciti dalla sala.

(18 settembre 2012)

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