Venezia 69: facce da festival

IN ATTESA DEL VINCITORE DEL LEONE D’ORO 2012, VEDIAMO CHI SONO STATI I PROTAGONISTI DELL’EDIZIONE

Manca poco ad una delle notti magiche dedicate al cinema internazionale che si svolge in Italia. Meno di un’ora ci divide infatti dall’inizio della cerimonia di assegnazione del Leone d’Oro 2012, ovvero il premio cinematografico di questa 69esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

I bookmakers vedono in lotta per il titolo tre film in particolare: La bella addormentata di Marco Bellocchio, Pietà di Kim Ki-Duk e Après Mai di Oliver Assayas. Fuori invece sarebbe The Master di Paul Thomas Andreson, nonostante fosse il film più atteso del festival e quello su cui tutti puntavano e scommettevano per la vittoria. Ma facciamo un passo indietro, cercando di fare mente locale sui protagonisti che hanno sfilato sul red carpet del Lido.

Il film che ha aperto il festival è stato The Reluctant Fundamentalist. La regista Mira Nair ha voluto portare sul grande schermo un dialogo diretto tra due mondi, due civiltà e due modi di vivere completamente diversi: Stati Uniti e Pakistan. Accolta positivamente dalla critica, l’opera è interpretata da Liev Schreiber e Kate Hudson. Quest’ultima è sbarcata al Lido, per la gioia delle numerose fan, con il fidanzato Matt Bellamy, frontman del gruppo alternative rock Muse.

Oltre che coppia più bella della rassegna, la Hudson si è aggiudicata anche il titolo della figura femminile più bella e frizzante. Sorriso smagliante stampato sul viso, stile nel vestirsi e simpatia a go go hanno fatto diventare l’americana la vera madrina del festival. Sicuramente ha attirato maggiore visibilità rispetto alla madrina ufficiale Kasia Smutniak che, diciamolo, con quel vestito rosso magenta sgargiante era tanto bella quanto si confondeva in modo incredibile con il tappeto rosso.

Per non parlare poi di Laetita Casta, altra personalità che sarebbe potuta spiccare data la sua quotidiana presenza in qualità di giurata. Forse l’incarico è arrivato inaspettato e in un momento non ideale? Fatto sta che la bella francese ne sta uscendo con i capelli dritti, come potete vedere nella gallery di foto che vi proponiamo a fine articolo

Tra le immagini c’è anche chi se la ride, nonostante non abbia proprio nessun motivo per farlo! Parliamo del cast di Love is all you need, ultimo film di Susanne Bier. Trama prevedibile quanto sciatta, sceneggiatura superficiale e solo a tratti divertente. L’unico che grazie al suo charme è riuscito a salvare la passerella dai fischi dei giornalisti è stato Pierce Brosnan, il James Bond più affascinante secondo la personale opinione di chi scrive.

Sul fronte orientale troviamo i personaggi più applauditi: il regista coreano Kim Ki Duk e il giapponese Takeshi Kitano. Il primo lotta per il premio con Pietà, la cui storia si concentra su un segreto che una madre appena ritrovata svela al figlio. Il secondo invece, ha presentato Outrage Beyond da lui anche interpretato, sequel di quell’Outrage che lasciò senza parole la stampa a Cannes. Parliamo insomma di due figure molto apprezzate in ambito internazionale, sia per la loro genialità sia per l’originalità (su quest’ultima Ki Duk ne sa qualcosa in più, in relazione anche alla mise sfoggiata davanti ai fotografi).

Anche due italiani si sono distinti per le critiche positive del festival, Marco Bellocchio e Toni Servillo. Bellocchio anche questa volta ha stupito lo spettatore e fatto centro nella coscienza di ognuno di noi. Nella foto sembra proprio inscenare un “tiè” contro i critici che hanno sollevato polemiche, circa l’argomento delicato, sorte prima e dopo l’anteprima nazionale. Toni Servillo invece lo vedete nella foto con il sigaro in bocca, schiena dritta e sorriso beffardo; si nota in lui una certa spavalderia, tipica di chi sa di aver fatto un buon lavoro sia nel film di Bellocchio, sia in È stato il figlio di Daniele Ciprì.

I grandi esclusi del festival, quelli criticati, fischiati – quelli le cui espressioni possono essere racchiuse dagli occhi fuori dalle orbite di Winona Ryder nella photocall di The Iceman, sono i grandi maestri Terrence Malick e Brian De Palma e l’attesissimo Paul Thomas Anderson. I primi due forse se l’aspettavano anche: si sono presentati in Laguna con solo una parte della troupe di To the wonder e Passion. A poco sono serviti anche i grandi nomi del cast, e lo stesso vale anche per The Master.

Inutili la simpatia, la bravura e la professionalità dei fuoriclasse Philip Seymour Hoffman e Joaquin Phoenix; il film dato per vincitore non è stato all’altezza delle aspettative. Un bel film certo, ma non ha quel qualcosa in più che serve per competere. Nelle ultime giornate, invece, si sono contraddistinti in modo efficace due film per motivi diversi: parliamo di Spring Breakers e The company you keep.

Il primo racconta la storia-scandolo di quattro ragazze minorenni drogate della bella vita tanto da arrivare a rapinare case e allearsi con uno spacciatore per goderne i vantaggi. Splendida la passerella del cast formato da James Franco, Selena Gomez, Vanessa Hudgens, Ashley Benson. La Hudgens è arrivata in città accompagnata dal fidanzatissimo Austin Butler. Che abbia avuto paura di incontrare l’ex storico? Zac Efron infatti, era sbarcato qualche giorno prima per presentare At any price.

Il secondo film sopra nominato invece, è l’ultima opera dell’intramontabile Robert Redford: un lungomtraggio dallo stile classico ma capace lo stesso di impressionare. Nella foto lo vediamo accanto a Shia Leboeuf, la cui acconciatura anni ’40 – in gergo chiamata “leccata di mucca”, lo fa nettamente sfigurare accanto ad un Redford in gran forma.

Anche quest edizione, che si va concludendo, è stata caratterizzata da applausi e fischi, soprese e delusioni, critiche positive e stroncature. Abbiamo però ancora un pò di tempo prima di poter dire “e vissero tutti felici e contenti“, esattamente come di dice alla fine di tutte le belle storie. E voi su chi scommettere? Siete d’accordo con i bookmakers o pensate ad una irruzione dell’ultimo momento? Di tempo per sognare e sperare ce n’è.

About Valeria Vinzani 567 Articoli
"Il cinema non è solo un'esperienza linguistica ma, proprio in quanto ricerca linguistica, è un'esperienza filosofica".
Contact: Facebook