Venezia 69: passion – recensione

IL RITORNO DI DE PALMA IN UN FILM CHE SA PRENDERSI –GIUSTAMENTE- POCO SUL SERIO

GENERE: Thriller

L’attesa per il nuovo De Palma sul Lido era alle stelle, visto che l’ultimo Redacted era passato al Festival sei anni fa vincendo il Leone d’Argento. Quel film tra l’altro è stata l’opera che ha fatto sì che De Palma fosse malvisto dagli statunitensi così da spingerlo a cercare fondi in Europa. Ecco dunque arrivare questo remake del francese Crime d’amour di Alain Courneau, accolto con freddezza dalla critica, ma che regala quantomeno dei momenti di vero Cinema, pur nel suo delirio.

La pellicola gira attorno al rapporto morboso tra la direttrice e l’impiegata di un’impresa multimilionaria di Berlino: dapprima sembra esserci una certa amicizia tra le due, se non addirittura qualcosa di più, poi le cose cominciano a degradare quando la prima comincia a sfruttare la seconda, esacerbando la situazione fino a portarla in un bagno di sangue.

Possiamo dire che è fin troppo facile storcere il naso alla prima mezz’ora del film, caratterizzata da uno stile piatto e televisivo, con un plot che sembra girare a vuoto. Lo stile di De Palma in questi momenti sembra perduto. Poi qualcosa cambia: le luci diventano soffuse, le inquadrature si storcono sempre di più e il comportamento dei protagonisti cambia radicalmente.  E a quel punto che la storia non lascia più la presa sullo spettatore, intrattenendolo come un thriller vecchio stile, pur non dimenticando la sua confezione da prodotto d’intrattenimento contemporaneo. Ogni elemento del cinema di De Palma viene portato all’estremo e non diremmo falsità se l’autore di Vestito per uccidere gioca con gli elementi cardine del proprio stile per divertire i fan. Passion è quindi molto più riuscito di un film come Black Dahlia anche perché sa prendersi in giro, giocando con gli stereotipi del cinema di genere recente, coinvolgendo due delle attrici più in vista del momento. Tra le due vince Rachel McAdams, perfetta replica delle bionde hitchcockiane, in una parte che la sa rendere più odiosa e seducente che in passato, facendo quindi dimenticare quei disastri romantici stile La memoria del cuore.

Insomma per i fan della prima ora il ritorno di De Palma non delude e per chi sa stare al gioco possono essere cento minuti di puro divertimento.

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