Venezia 69: queen of montreuil – recensione

FRANCIA E ISLANDA SI UNISCONO E IL RISULTATO PIACE A TUTTI

GENERE: Commedia

I film francesi hanno uno stile inconfondibile grazie alla delicatezza con la quale riescono a raccontare qualsiasi tipologia di storia, e se poi si unisce un pizzico di islandese il risultato è una deliziosa commedia popolata da personaggi bizzarri e curiosi.

In una Parigi di periferia, con culture che si uniscono tra loro formando curiosi equilibri e scambi di usi e costumi, la protagonista rimasta vedova ospita in casa una madre e un figlio bloccati in Francia per il fallimento della compagnia aerea della loro nazione.

Agathe è una giovane vedova e ha paura di essere rimasta sola al mondo, ha una personalità particolare, è sensibile e accetta di ospitare i due islandesi che le si presentano davanti casa pur non conoscendoli, e senza sapere che grazie a loro e al suo vicino di casa riuscirà a superare, non senza difficoltà, il lutto per il marito morto. Sicuramente non è la trama a fare del film un lavoro interessante, bensì il mondo che circonda la donna.

Tra le ceneri del marito che non riescono a trovare una collocazione in casa, foche solitarie e matrimoni in Giamaica,  Queen of Montreuil è una simpatica commedia che fa riflettere sulla solidarietà tra persone che non si conoscono e che purtroppo spesso a deludere di più invece sono quelle che pensavamo di conoscere meglio.

Solveig Anspach con leggerezza, ma allo stesso tempo offrendo spunti di riflessione, riesce ad affrontare anche il difficile argomento dell’immigrazione dimostrando che né la differenza culturale né la lingua sono ostacoli per l’integrazione e l’amicizia, anzi.

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