Venezia 69: the weight – recensione

RIVISITAZIONE IN CHIAVE MODERNA E COREANA DEL ROMANZO DI VICTOR HUGO “NOTRE DAME DE PARIS”

GENERE: Drammatico

Film difficile, scioccante, e per palati estremamente raffinati, quello passato al Festival di Venezia, dal titolo The Weight del regista coreano Jeon Kyu-hwan e presentato nella sezione Giornate degli autori. Già solo proponendo un po’ di trama si capisce quanto sia difficile il film del regista coreano. Il protagonista è nato con la gobba e abbandonato in un orfanotrofio, Jung è stato adottato da una donna che lo tiene nascosto in una soffitta e lo usa solo come uno schiavo nel suo negozio d’abbigliamento. La matrigna ha anche un figlio con il quale Jung ha un rapporto di odio e amore. Diventato adulto, Jung lavora presso l’obitorio, con il compito di ricomporre i cadaveri. L’uomo deve prendere medicine in dosi massicce per combattere la tubercolosi e l’artrite, mentre cerca di aiutare il fratello che ha deciso di cambiare sesso.

Basta guardare i tre protagonisti per capire che siamo di fronte ad una rivisitazione in chiave moderna ed in chiave orientale di uno dei romanzi più importanti d’Europa, ovvero Notre Dame de Paris di Victor Hugo. Si tratta di un lavoro delicato, dove non c’è bisogno di tante parole, perché la composizione delle singole scene fanno ritornare alla mente le parole che tutti gli appassionati di cinema si ripetono quando parlano di un grande film, ovvero il “racconto-per-immagini”.

La pellicola, in concorso per il Queer Lion, procede lenta con immagini creunte che possono essere e i cadaveri e le scene di sesso, mostrate senza inibizioni e che ci fanno capire come l’idea di intimità orientale sia avulsa dal nostro mondo e dalla nostra forma mentis. Il mostro, il diverso e la crudeltà del giudizio dell’occhio della persone “normali”, ovvero tutti i temi già trattati nel celebre romanzo di Victor Hugo, sono riproposti anche in The Weight, che riesce a coinvolgere ed emozionare lo spettatore che coglie l’inquietudine e l’angoscia dei personaggi, grazie anche agli sguardi penetranti degli attori protagonisti, che non lasciano indifferenti. Anche il tema dei transgender, molto spesso utilizzato al cinema solo per il suo lato “funny”, mentre Jeon Kyu-hwan vuole riportarlo il tutto sul lato umano, riuscendo a mostrare la tragicità di chi non si sente inadeguato ogni singolo istante della sua vita perché vive in prigione. Ed in prigione in effetti vivono tutti i personaggi della storia, che vorrebbero fuggire da loro stessi, ma che non ci riescono, se non nella immobilità della morte, proprio perché liberi finalmente da se stessi.

Certamente non sentirete molto parlare in giro di The Weight, anzi quasi sicuramente, a meno che non vinca il Queel Lion, non ne sentirete parlare più, qualora vi siate imbattuti in questo articolo, il consiglio è quello di cercarlo da qualche parte e di vederlo.

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