Venezia 69: to the wonder – recensione

TERRENCE MALICK CONTINUA IL SUO PERCORSO INTIMISTA E PARLA DELL’AMORE

GENERE: Drammatico

USCITA: 20 dicembre 2012

Lo stato d’animo è interdetto alla fine dell’ultimo lavoro di Terrence Malick, dal titolo To the Wonder. In mente continuano a rimbombare le frasi e negli occhi le immagini di un film che appare come la rappresentazione della mente mentre si legge una poesia. Parole che descrivono l’amore in tutte le sue forme, quello passionale, carnale, religioso, familiare. Un sentimento che può donare gioia e serenità oppure tormento e atroci sofferenze ed è questo che Malick vuole trasmettere allo spettatore.

Il ritmo delle immagini è cadenzato dalle profonde riflessioni dei personaggi, quello che sentiamo sono i pensieri che permettono di conoscere i veri sentimenti, quello che hanno nell’intimo, a differenza delle parole che spesso sono condizionate dalla paura della verità e dalle conseguenze che ne scaturiscono; il tutto accompagnato da immagini meravigliose di paesaggi e inquadrature particolari dei personaggi che mostrano particolari sui quali potrebbe volgere lo sguardo l’occhio umano e no una cinepresa.

Ambientato tra la Francia e gli Stati Uniti racconta dell’amore tra due persone e dell’amore per Dio in qualsiasi forma esso possa essere. To the wonder è un film intimista non semplice da seguire, è poesia allo stato puro. Si resta affascinati dalle immagini che il regista propone, dai colori e dal punto di vista così personale.

Il regista ha abituato il suo pubblico a una grande attesa tra i suoi film, questa volta invece è passato solo un anno dalla vittoria a Cannes di The tree of Life e in certi aspetti i due lavori sono simili tra loro come se questo fosse un altro capitolo della storia della vita dedicato però all’amore.

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