Alfred hitchcock: focus sul regista

BREVE BIO ALLA SCOPERTA DI HITCH, IL MAESTRO

Più di centodieci anni fa, nel Regno Unito, nasceva Alfred Hitchcock. Figlio di un fruttivendolo, il giovane Afred cresce in un ambiente estremamente ligio alle regole religiose e si rivela subito essere un bambino molto solitario, schivo, timido. Dopo aver abbandonato l’istituto gesuita nel quale studia, all’età di 14 anni, comincia a frequentare corsi serali di disegno e storia dell’arte. Con il passare del tempo le sue vere passioni escono allo scoperto: la sua mente e la sua attenzione sono quasi sempre concentrati su romanzi, drammi, film. Si appassiona a processi per omicidio e li segue con bramosia. La sua tappa favorita è il Museo Nero di Scottland Yard.

La personalità di Hitch comincia a formarsi e rafforzarsi: il fascino che suscitano in lui atmosfere cupe e dense di mistero è sempre più potente e lo cattura senza più abbandonarlo.

Dal 1923 comincia la vera e propria formazione tecnico-espressiva del Maestro quando, assunto dalla Gainsborough Pictures, inizia ad occuparsi del maggior numero di ruoli possibili: dal disegno ai titoli, dalle scenografie al montaggio, dalle sceneggiature alla regia.

Nel 1925 gli viene affidato il suo primo film da regista: The pleasure garden, vero e proprio punto di partenza dell’ascesa del maestro.

Dopo svariate regie e collaborazioni Hitchcock è ormai il regista di punta del Regno Unito, la sua fama è indiscussa e nel 1940 viene chiamato negli Stati Uniti per dirigere il suo primo film americano. I produttori avrebbero voluto che rappresentasse la tragica vicenda del Titanic, ma Hicth propose un altro soggetto tratto da un romanzo best seller di Dafne Du Maurier: Rebecca la prima moglie (che vinse l’Oscar come miglior film dell’anno).

Da questo momento in poi la carriera del maestro del brivido è continuamente costellata da successi straordinari come  Il Sospetto, Notorius, Il delitto perfetto, La finestra sul cortile e Psycho tutti caratterizzati da tematiche e innovazioni uniche dal punto di vista registico e di svolgimento del plot.

Il filo tiene unita tutta questa grandiosa filmografia è naturalmente la suspance: è una costante che si discosta dall’elemento sorpresa, più caratteristico degli horror, perché data da gap (spesso molto ampio) che separa ciò che il personaggio sa, o crede di sapere, e ciò che lo spettatore sa. Chi guarda (lo spettatore) ha una visione molto più completa della situazione, spesso pericolosa o macabra, e rimane inerme in uno stato di angoscia vedendo il personaggio andare dritto verso il pericolo a lui sconosciuto. Questo contribuisce a creare un climax potentissimo in grado di tenere lo spettatore in un costante stato di ansia.

Ma l’innovazione più grande che Hitch introduce è il MacGuffin: è un elemento di scarsa importanza ai fini della storia, ma di fondamentale importanza per lo sviluppo di alcuni particolari della trama. In Psycho, per esempio, il MacGuffin è il denaro sottratto all’inizio del film: è solo un artificio, un pretesto per aumentare la suspance (appunto!) ma che di fatto non costituisce un punto cruciale nella storia. Norman Bates (lo psicopatico del film) ucciderà e impazzirà comunque non essendo minimamente a conoscenza dell’esistenza dei soldi rubati.

Ne La finestra sul cortile il MacGuffin è la gamba rotta di James Stewart: non ha alcuna importanza come, quando e facendo cosa se la sia rotta; l’importante è che lo tenga, annoiato, davanti alla finestra a spiare le persone. Certo è che per garantire un perfetto funzionamento della pellicola il regista si affida allo sviluppo di tematiche forti ed elementi spesso ricorrenti nei suoi film come la dualità e il doppio (vedi Norman Bates!), l’uomo ingiustamente accusato di qualcosa, la psiche, l’inganno, la donna.

Questa è, di fatto, l’eredità che il maestro del brivido ha lascia al mondo: aver dimostrato che per entrare nella storia non basta prendere una cinepresa in mano e iniziare a girare, bisogna invece curare ogni dettaglio introducendo innovazione, sorpresa ed inventiva in ogni singola inquadratura sia che mostri una “semplice” doccia, un uomo alla finestra con il suo binocolo o un inquietante moltitudine di uccelli sanguinari.

Qualche curiosità:

  1. Secondo alcuni Hitchcock non sopportava la vista di sua moglie nel periodo di gravidanza.
  2. Non ha mai vinto l’Oscar come miglior regista.
  3. Organizzò una finta cerimonia funebre e si fece fotografare steso nella bara. Dieci giorni dopo morì.
  4. Due fobie lo tormentavano: la polizia e … le uova.
  5. Appare in tutti i suoi film.
  6. Superò i 130 kg di peso.
  7. L’EMPIRE Magazine lo colloca al secondo posto tra i registi migliori di tutti i tempi.

(20 ottobre 2012)

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