Argo: conferenza stampa a roma

IL REGISTA E ATTORE BEN AFFLECK HA RISPOSTO A TUTTE LE DOMANDE SUL SUO NUOVO FILM

In mattinata, presso l’Hotel Hessler di Roma, Ben Affleck, attore americano ormai lanciato anche alla regia,  è stato accolto da un ottimo consenso della stampa presente in sala, mostrandosi subito disponibile a soddisfare ogni curiosità sul suo ultimo lavoro intitolato Argo, in uscita il prossimo 8 novembre.

Il film è tratto da una storia vera, l’operazione condotta dalla CIA, negli anni Ottanta per portare in salvo dei diplomatici americani sequestrati in’Iran, che si finsero una troupe di Hollywood.

Alla domanda mossa riguardo la scelta del cast, che vede tra i protagonisti Bryan Cranston, Alan Arkin e John Goodman, il regista ha dichiarato che per la selezione degli  interpreti che lo hanno affiancato, si sia orientato verso la televisione, dove attualmente lavorano gli attori più validi, poiché “Il buon drama viene mandato in tv“. 

In merito alle chiarificazioni richieste riguardo il background politico, Ben Affleck ha argomentato ampliamente così: “E’ vero che non sono un esperto politico ma vi posso dire che sulla base delle ricerche e osservazioni, la crisi degli ostaggi ha provocato dei danni irreparabili all’amministrazione Carter, sebbene Ronald Regan si è dimostrato un politico molto più forte, che nessuno poteva immaginare. Non volevo fare un film che fosse politico, che dovesse dare indicazioni al pubblico, volevo semplicemente realizzare un film che esprimeva e raccontava la storia che si è verificata circa trent’anni fa. Ho utilizzato la voce fuori campo di Carter, per cementarla nella mente delle persone, ho utilizzato quello che lui dice perché è molto elegante, sottolinea un punto centrale del film che riguarda la risoluzione dei problemi in maniera pacifica e con integrità”.

Per il regista il cinema ha il privilegio di riuscire a toccare e commuovere la gente, tanto da definirlo “la grande arte che trasforma in modo speciale“. Ecco,  come ha esposto le finalità che l’hanno spinto a lanciarsi in questo progetto: “Per questo film le mie speranze erano francamente quelle di rendere omaggio a coloro che si sacrificano per il loro paese, lasciando alle proprie spalle famiglie. A livello più profondo l’obiettivo è quello di spingere le persone ad esaminare quelle che sono le questioni alla base senza essere didattico, cercando di dire alle persone quello che devono pensare“.

Da queste ulteriori parole traspare l’indiscutibile passione applicata nel suo mestiere, senz’altro fortunato, che lo spinge a porsi come portavoce della sua gente, e in senso lato, del popolo: “Direi che la genesi di questo progetto è stato l’amore per il cinema e la sceneggiatura, che mi ha toccato,che mi ha commosso,che mi ha sorpeso e volevo partecipare semplicemente come artista. Tuttavia amo anche il mio paese in maniera molto pragmatica, riconosco che ci sono tantissimi sacrifici, volevo rendere omaggio a queste persone – aggiungendo che  – Renoir è uno dei miei registi preferiti e molti dei temi dei suoi film riguardano i legami all’interno dell’umanità, qualcosa che comprende l’amore per il proprio paese ma che lo trascende, andando oltre quelli che sono i confini nazionali”.

L’attore è alla sua terza regia, ma vi è giunto solo dopo un periodo di stallo di tre anni, proprio per questo gli stato chiesto il motivo per cui non riusciva a tornare dietro la macchina da presa: “Non è una cosa facile assumere il ruolo, avere la fiducia in se stessi di farlo, trovare la giusta motivazione, il materiale per realizzarlo, è stato un lungo periodo della mia vita in cui io inseguivo queste cose. quando fai l’attore la tua battaglia è fare provini dietro l’altro, se sei fortunato li cogli, come un uomo che muore di fame che alla fine raggiunge il tavolo da pranzo e cerca di mangiare quanto più può. C’è voluto un attimo per calmarmi e portare avanti quest’altro obiettivo che volevo realizzare con grande interesse”.

Come produttore figura anche George Clooney, anche lui impegnato in film politici, il quale ha rappresentato un’importante guida: “George Clooney è un regista che, essendo anche attore, ha fatto degli ottimi film e quindi  con certi produttori ti senti protetto, hai la sensazione che hanno a cuore i tuoi migliori interessi, che si prendono cura di te dal punto di vista di cercare di capire che cosa vuoi dire e non se hai superato il budget”.

C’è anche una venatura di commedia in Argo, una sorta di denuncia sarcastica verso il mondo di Hollywood: “Come in tutto l’umorismo c’è un fondo di verità. Hollywood è un mondo in cui tutti cercano di arrivare avanti agli altri, un po’ come a Washington si spingono le cose in una certa maniera, è un prodotto della competizione, ma anche un luogo dove ho degli amici che non mentono tutti i giorni”, dice Ben Affleck, mostrando però rispetto verso tutti gli addetti ai lavori, come operai e attrezzisti, che svolgono dignitosamente la loro attività, si portano il pranzo da casa, senza guadagnare le alte cifre di altri.   

Argo è girato in Turchia, poiché da un punto di vista pratico era impossibile andare in Iran, quindi per compensare le lacune geografiche, Ben Affleck ha cercato di fare tutte le ricerche possibili, includendo molti iraniani nel processo di produzione. La difficoltà maggiore, che più lo ha rammaricato, è stata quella di non riuscire a trovare molti Turchi che fossero disposti a parlare in lingua Farsi, correndo il rischio di sottoporsi a rappresaglie.

Quando  è stata sottolineata la battuta “Anche un macaco può imparare a fare il regista” Ben Affleck, divertito ha replicato “Si presumo che qualche macaco giri per Hollywood, magari ne sono anche io uno, è difficile sapere se un film funzionerà e invece poi viene fuori come un buon film.”

Arrivando alle battute finali della conferenza, gli è stato chiesto se prediliga un genere in particolare  e ha dichiarato che mira principalmente alla storia, il vero elemento che deve attirarlo sul serio. 

In merito al clima di pathos che pervade il film Ben Affleck ha spiegato che “I meccanismi di  suspance principalmente sono attribuibili alla recitazione degli attori, se vivete realisticamente con loro la storia il vostro battito cardiaco accelera.” Da parte sua, ha cercato di mettersi da parte come regista quando le sue direttive avrebbero rischiato di compromettere il realismo voluto.

Sottoponendosi all’ultimo quesito (appuntato insieme a tutti i precedenti su un taccuino per non perdere nemmeno una domanda), ossia come si sente quando ritorna esclusivamente nei panni di attore e quindi si ritrova ad essere diretto da un altro regista, Ben Affleck ha concluso dicendo che ogni occasione rappresenta una nuova opportunità di imparare, “Non mi metto contro di loro, non è la mia idea quella che conta ma la prospettiva del regista”.

 Ben Affleck oggi ha dato senz’altro una grande lezione d’umiltà e sta attivamente dimostrando la sua bravura sul campo su due fronti ambivalenti.  

Maria Teresa Limosa

(19 ottobre 2012)

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